Il Tirreno

Sport

il caso

Eriksen, una carriera in bilico

Eriksen, una carriera in bilico

Il suo medico al Tottenham: «In Inghilterra non giocherebbe più». Il giocatore sta meglio, i suoi compagni sono assistiti da psicologi

4 MINUTI DI LETTURA





«La buona notizia è che vivrà, la cattiva è che forse quella di sabato è stata la sua ultima partita a calcio». La "sentenza" accompagnata da grande affetto, viene da un medico che vedeva Eriksen quasi tutti i giorni quando questi vestiva la maglia del Tottenham. Nel Regno Unito non giocherebbe. Saremmo molto severi al riguardo». Secondo Sanjay Sharma, il medico con cui ha lavorato al Tottenham, è molto improbabile: «Non so se giocherà mai più a calcio». La chiamano morte elettrica, come quella che coglie nel sonno i bambini di pochi mesi. «Di fatto - spiega il medico sociale degli Spurs - è il cuore che smette di funzionare. Sei morto, anche se per pochi minuti, ma sei morto. E qual è quel medico che permetterebbe a questa persona di morire ancora?».

LA BUONA NOTIZIA

Intanto, però, c’è di che essere felici dell’epilogo a cui si avvia questa vicenda. E le notizie che arrivano dal Rigshospitalet di Copenaghen vanno tutte a rincuorare chi ha assistito a quei terribili momenti. «Questa mattina abbiamo parlato con Christian Eriksen, ha mandato i suoi ringraziamenti a tutta la squadra. Le sue condizioni sono stabili, resta in ospedale per ulteriori esami». In modo meno criptico di quanto non abbia fatto la Federcalcio danese, si è espresso poi il medico della nazionale danese, Morten Boesen, nel corso della conferenza stampa sulle condizioni di salute del centrocampista dell’Inter e della Danimarca. «Christian è di buon umore e tutti i test effettuati finora ci danno indicazioni positive. Non c’è ancora una spiegazione su quanto accaduto ed è questo è uno dei motivi per cui è ancora in ospedale. È per scoprire cosa sia realmente successo», ha aggiunto Boesen.

LA TENSIONE, LA FORZA, IL CROLLO

Invero, con le condizioni di Eriksen che volgono al meglio, nelle ultime ore l’attenzione si è spostata su quelle maglie bianche e rosse di cui tutto il mondo si è innamorato durante quei terribili istanti. Una "testuggine", quella formata dai compagni di squadra di Eriksen che ha ricordato quella degli antichi romani, che ha consegnato il concetto più eroico di "squadra". Un gruppo fatto di uomini, perlopiù ragazzi e quindi spaventati, sgomenti, ma comunque pronti a mettersi a difesa - fragilissimi scudi umani - del dolore altrui.

Ebbene, quei ragazzi, eseguita la loro consegna, alla fine sono finalmente crollati. Non quando - appreso che Chris era fuori pericolo - sono tornati in campo per permettere al carrozzone di andare avanti. No lì, la partita non esisteva più, e non verrà ricordata se non per il commovente botta e risposta delle due curve che chiamavano Eriksen per nome e per cognome. Non è lì, in quel frangente che Kjaer e compagni son crollati. Ma dopo. Quando hanno rivisto e rivissuto quel che era accaduto.

Già ieri, i giocatori della nazionale danese hanno potuto parlare con una videochiamata con il loro compagno di squadra e questo sicuramente è stato loro di conforto. Ma ancor di più - come ha spiegato il direttore sportivo della nazionale Peter Moller - è stato importante il supporto che i giocatori hanno ricevuto da una équipe di psicologi che hanno raggiunto la squadra all’Hotel Marienlyst, dove ha sede la nazionale danese.

Peter Moller ha poi ringraziato per gli innumerevoli messaggi di sostegno ricevuti da giocatori, squadre e federazioni di tutto il mondo per Christian Eriksen. E ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che «i giocatori, in questa situazione estrema, hanno mostrato la loro vera personalità. Alcuni hanno bisogno di esprimerlo ad alta voce, parlare molto e altri no». «Sono molto orgoglioso della risposta di tutti loro e di aver allenato una squadra come questa», ha aggiunto il ct Kasper Hjulmand che per la giornata di ieri ha sospeso qualsiasi attività. La squadra cercherà di tornare alla normalità oggi, lunedì 14 giugno, riprendendo gli allenamenti e la preparazione per la prossima partita, contro il Belgio questo giovedì.

LA BBC SI SCUSA

Poi, dopo lo sport e la comunità scientifica, a interrogarsi è anche il mondo dell’informazione. Delle tivù e soprattutto dei siti che si sono avventati - famelici di click e ascolti - sui momenti del dolore e del dramma che si stava compiendo.

Per tutti, a finire sul banco degli imputati è stata la Bbc che seguito tutti i momenti della vicenda con eccessivo zelo, ovvero senza mai staccare la telecamera dal punto in cui il dramma si stava consumando. Ebbene, dopo il coro di proteste che ha varcato i confini del Regno Unito, la Bbc ha chiesto scusa «per non aver sospeso il collegamento quando il centrocampista danese Christian Eriksen, sabato, ha avuto un malore alla fine del primo tempo della partita Danimarca-Finlandia degli Europei di calcio».

L’emittente pubblica britannica ha continuato a trasmettere le immagini mentre il giocatore veniva sottoposto al massaggio cardiaco e al defibrillatore, mandando anche le immagini della moglie angosciata e con lo sguardo atterrito sugli spalti. «Ci scusiamo con chiunque sia rimasto sconvolto dalle immagini trasmesse», ha fatto sapere con una nota. --

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa