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basket a1: la finale  

Teodosic, testa e difesa. Ecco come Bologna può battere Milano e ribaltare la storia della finale tricolore

Federico Lazzotti
L’allenatore dell’Olimpia Milano Ettore Messina
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L’allenatore dell’Olimpia Milano Ettore Messina

Dopo la vittoria in gara uno stasera si torna in campo al Forum di Assago. Si gioca al meglio delle sette partite, ma adesso Milano deve ritrovare se stessa

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Bologna può riscrivere il pronostico di una serie tricolore che ha già ribaltato la storia. A cominciare dai coach. Perché vedere Ettore Messina che ha fatto grandi le “V” nere con il triplete, sulla panchina di Milano, e Alexander Djordjevic, scarpetta rossa in campo, su quella di Bologna, fa un certo effetto a chi ha la memoria lunga.

Ma gara uno della finale scudetto più affascinate e costosa degli ultimi quindici anni ha detto una cosa semplice che fa sperare gli appassionati: Milano può essere battuta. O almeno, Milano non è imbattibile. Ed per questo che molto probabilmente avremo una serie lunga prima di veder assegnare il tricolore: vince chi si aggiudica quattro partite.

La macchia di caffé Segafredo sull’abito Armani che sembrava cucito su misura addosso al campionato, si è vista subito: soprattutto in difesa. Dove Bologna ha vinto tutti i duelli. A cominciare da quello tra Teodosic e Rodriguez, l’ultimo a mollare in casa Olimpia. E nella circolazione di palla.

Ecco perché Ettore Messina a fine partita non ci ha girato tanto intorno: «Oggi – ha detto – abbiamo fatto una partita onestamente molto mediocre, loro hanno meritato. Nonostante tutto eravamo tornati a meno due, a quel punto Markovic ha fatto un canestro da tre che ci ha tagliato le gambe». E ancora: «Loro sono stati più intensi di noi, hanno mosso meglio la palla. Noi siamo stati mediocri. In ogni caso abbiamo fatto fin qui una stagione eccellente. Dopo aver fatti una bella cavalcata perdiamo questa partita di m... la mettiamo lì e pensiamo a gara due. Se vogliamo cominciare i processi a quello o quell’altro li facciamo a fine stagione. Poi può darsi che se noi giochiamo ancora così la chiudono in quattro. Ma ci sono ancora sei partite sulla carta. Non ho molto altro da dire».

Una cosa però Messina la dice, al di là dell’aspetto tattico. E riguarda quello «psicologico».

Per questo il paragone di atteggiamento con il match vinto contro Venezia in semifinale scudetto, di ritorno dalle finali di Eurolega a Colonia calza eccome. Sono passati solo otto giorni da allora, ma evidentemente i giocatori di Milano qualche energia nervosa potrebbero averla persa per strada. Un calo fisiologico di fame e concentrazione. Ed è qui che si è infilata la voglia di Bologna. La cattiveria agonistica di Markovic, i punti pesanti di Belinelli, quelli chirurgici di Albegovic e l’energia di Weems. Stasera si torna in campo al Forum. Milano deve cancellare quella macchia di caffé dal suo abito. Bologna proverà a chiudere tutte le lavanderie della Lombardia per un’altra notte. —

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