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L’uomo dalle due poltrone che imbarazza la Federcalcio

Michele Spiezia
Giuseppe Chiné
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Giuseppe Chiné

Chiné, giudice del calcio e capo di gabinetto al ministero che dà i soldi anche al pallone...

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Il conflitto d’interessi è requisito? Non è più causa d’incompatibilità? E se pure fosse, l’omissione di un incarico nelle dichiarazioni “d’insussistenza di cause di inconferibilità e di incompatibilità” e in quella per l’assolvimento degli obblighi di trasparenza, può essere motivo di dimissioni, o quantomeno di provvedimenti? Il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, ne erano a conoscenza? Cosa pensano di fare? Domande per spezzare una lunga melina, le domande rimbalzano da mesi senza aver ancor ricevuto risposta.

IL SILENZIO DI VIA ALLEGRI

Nel silenzio in via Allegri, sede della Federazione italiana giuoco calcio, dove ha un ufficio Giuseppe Chiné, capo della Procura federale che appena un mese fa il presidente Gabriele Gravina ha confermato nell’incarico, e nel silenzio di via XX Settembre, lì dove ha sede il ministero dell’Economia, lì dove dal 16 febbraio lavora Giuseppe Chiné, nominato capo di Gabinetto dello stesso ministero dal ministro Franco che l’ha quindi scelto come suo braccio destro.

Da mesi la domanda rimbalza, adesso è arrivata anche in Senato. È un’interrogazione a risposta scritta, a Palazzo Madama è stata protocollata col numero 4-05460 a firma dei senatori del “Gruppo Misto” Elio Lannutti, Luisa Angrisani e Margherita Corrado.

Calabrese di Bovalino, il 53enne Consigliere di Stato è stato capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Economia con Giulio Tremonti, confermato nei governi di Mario Monti ed Enrico Letta, capo di Gabinetto al ministero della Salute nel governo di Paolo Gentiloni e dell’Istruzione nel primo governo di Conte. È dunque tornato alla base in via XX settembre: con il ministro Franco si conoscono e si stimano da anni. Da anni Chiné è però anche nell’ufficio inchieste Federcalcio. Dal 1° dicembre 2016 è membro della Procura, sempre più potentissimo organo federale da cui passano i destini di squadre, società, dirigenti e tesserati. Il consiglio federale il 10 dicembre 2019 lo nominava “procuratore federale aggiunto con funzioni vicarie” e il 18 dicembre, dopo le dimissioni del capo della Procura Giuseppe Pecoraro l’11 dicembre (cioè il giorno dopo la nomina di Chiné ad aggiunto e vicario), gli affidava il “coordinamento” della Procura in ragione della scadenza del mandato dell’intero Ufficio fissato al 30 agosto 2020, con prestazioni a titolo gratuito e rimborso spese forfettario. Nota a margine: il 30 agosto 2020 è finito il mandato ma non s’è provveduto alle nuove nomine.

MILLE INTERROGATIVI

Dal che uno penserebbe: ma allora sarebbero illegittimi tutti gli atti della Procura Federale? Dal caso della cittadinanza italiana farlocca a Luis Suarez a quello dei tamponi Lazio, dalla bestemmia di Buffon alla querelle Juve-Napoli-Asl, alcuni aperti alla velocità di un ghepardo e altri affrontati con la velocità di un bradipo. Qui però la risposta è arrivata sebbene tardiva: l’Ufficio ha agito in deroga. Deroga che terminerà il 30 giugno del 2021.

Perché dal 1° luglio entrerà in funzione il nuovo Ufficio, nominato dal consiglio federale del 26 aprile, nella riunione in cui la Figc ha fissato nuovi paletti come le norme anti-Superlega e per le licenze nazionali, che ha fissato nuovi criteri su trasparenza e multiproprietà, che ha approvato il bilancio della Federcalcio Servizi srl, e che, dopo aver affrontato il problema del contenimento dei costi sottolineando una serie d’interventi, aiuti, richieste, deroghe, slittamenti e provvedimenti economici e finanziari formulati (alcuni già ottenuti) al Governo, ha stabilito i nuovi compensi per le cariche federali portando ad esempio il modesto compenso del presidente federale da 36mila euro lordi ai 240mila euro lordi.

LE MOSSE DI GRAVINA

Su proposta di Gravina il consiglio ha nominato nuovo procuratore Figc Chiné, confermato nell’incarico senza quella fastidiosa dizione di “aggiunto e vicario” che scadrà con la deroga, ruolo che continuerà a svolgere insieme a quello di Capo di gabinetto del ministero dell’Economia e Finanze assunto dal 16 febbraio 2021. Privato e pubblico, le sfere sarebbero differenti, a meno che.

A meno che l’interrogazione presentata pochi giorni fa dai tre senatori non trovi risposte differenti in Draghi e Franco. Si chiedono e chiedono, Lannutti, Angrisani e Corrado: «...tra gli organi di giustizia Figc vi è il Procuratore federale, incarico svolto dall'attuale capo di Gabinetto del ministro Franco… dal giorno della nomina ha svolto le funzioni di procuratore federale Figc firmando oltretutto in tale veste rilevanti atti processuali idonei a generare notevoli conseguenze economiche per la Federazione e per le altre parti; nella dichiarazione sostitutiva del 16 febbraio, circa l’insussistenza nei propri confronti delle cause di inconferibilità e incompatibilità non ha indicato l’incarico ancor oggi svolto in Figc, dichiarando invece di non svolgere incarichi o essere titolare di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione, né di svolgere attività professionali, o presso enti pubblici o privati, oltretutto omettendo di dichiarare eventuali compensi… si chiede di sapere se il Governo ne sia a conoscenza; quali iniziative urgenti intenda assumere per tutelare e garantire la separazione tra le funzioni di governo e quelle di organo della giustizia sportiva; se sussistano ancora i requisiti di affidabilità e correttezza necessari per assolvere l'incarico di capo di Gabinetto del ministero dell’Economia, tanto più nel presente momento storico di gestione dell’emergenza economica».

UN “GIRO” DA 700 MILIONI

L’interrogazione finisce col Recovery Plan. Oltre 700 milioni di euro sono stati stanziati per lo sport e per il calcio anche con il decreto sugli impianti sportivi, così come il “decreto Crescita” attraverso il via libera dell’Agenzia dell’Entrate ha consentito ai club di attirare campioni. Dal Governo e dal ministero delle Finanze passa il presente e il futuro del calcio, appiedato dalla crisi post-Covid ma azzerato da anni per scelte inadeguate dei propri dirigenti. Sono mesi che i club, le Leghe e la Figc chiedono aiuti, sostegni. I bilanci sono in rosso, molti a rischio default. Una bomba a orologeria, a meno che non la si disinneschi. «Lo sport e il calcio sono questione di interesse nazionale», ha detto più volte Gravina che è il presidente federale e quindi pure capo del procuratore Chiné. Dal decreto “sostegni” (50 milioni) e dal “sostegni bis” (180 milioni) sono arrivati una pioggia di milioni, ultimi in ordine di tempo ben 55 come rimborso per le spese sui tamponi. Servono altri corposi interventi per tamponare le falle perché la barca azzurra fa acqua da tutte le parti. Solo la A ha oltre 700 milioni di perdite, la partita sui fondi è stata bloccata, serve ossigeno e pure subito. Ossigeno come quello arrivato grazie a interventi e aiuti statali: il credito d’imposta, lo slittamento nel pagamento degli stipendi, rinvio e slittamento delle scadenze per il pagamento e il versamento degli oneri fiscali e contributivi.

I SOLDI NON PAGATI PER COVERCIANO

Questioni di rilievo, come la richiesta del fondo “Salva calcio”, questioni che finanziariamente e economicamente dipendono dalle scelte e dalle decisioni dello Stato, del Governo, del ministero dell’Economia e Finanze, insomma dal palazzo dove il procuratore federale Chiné è capo di gabinetto. Basterebbero altri due banali esempi a spazzare via i dubbi almeno sui motivi di opportunità che mal legano il doppio ruolo: mesi fa la Figc ha accordato, previo assenso Agenzie Entrate, il differimento del pagamento Irpef ad alcune società. E solo dieci mesi fa si è scoperto come da dieci anni la Figc non paghi l’Imu sul Centro tecnico federale di Coverciano.

TANTE AMBIGUITÀ

È invece al 100% del ministero dell’Economia e Finanze “Sport e salute” che distribuisce i contributi pubblici alle Federazioni sportive e che specie in questi mesi di milioni ne ha girati alla Figc che è un’affiliata del Coni che è un Ente pubblico. Pubblico o privato? Pubblico e privato? Al di là della natura giuridica della Figc, e al di là dunque del doppio ruolo di Chiné e sui motivi almeno di opportunità che lo tengono su due poltrone in due stanze separate in due palazzi separati eppure in questi mesi ruoli, poltrone e palazzi mai così vicini, la questione nell’interrogazione posta dai senatori è anche e soprattutto un’altra. «Se non c’è conflitto, perché nella specifica dichiarazione sostitutiva all’atto della nomina a capo di gabinetto del ministero non c’è traccia dell’incarico in Figc?».

Domande senza ancora risposte. Intanto Gravina e il consigliere giuridico Viglione si tengono stretti Chiné.

A meno che Draghi e Franco non facciano ricorso al Var: la posizione è in fuorigioco? —

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