Sicurezza
Yates assalta l’Alpe, ragionier Bernal controlla
Il gemello inglese se ne va a 6 km dalla fine, la maglia rosa perde soltanto 34”. Caruso super, oggi ultime montagne
Antonio Simeoli
ALPE DI MERA. Simon Yates attacca, forte, a oltre 6 km dall’arrivo all’Alpe di Mera, un balcone meraviglioso verso il Monte Rosa. Ma la montagna della maglia rosa non riesce a scalarla abbastanza come avrebbe voluto. Alla fine ha vinto la tappa, ma ha guadagnato “solo” 34” da Egan Bernal (Ineos), che ha controllato, sofferto, ma fatto un altro grande passo verso la vittoria finale. Due minuti e 49” da amministrare nell’ultimo tappone, una triangolazione Italia-Svizzera e Italia con finale in Vallespluga su un’altra alpe, quella di Motta, sono ancora tanti. Ma c’è un ma. E a questo il gemellino d’Albione della BikeExchange si aggrappa. Il colombiano ha controllato, non ha risposto agli scatti, come aveva fatto a Sega di Ala, ha utilizzato il compagno Dani Martinez, che l’ha pilotato fino a 3 km dalla fine, ma all’ultimo km ha faticato perdendo le ruote di un ancor bravissimo Joao Almeida (Deceuninck). A quel cedimento, piccolo, Yates si deve aggrappare se vuole ancora provare a vincere il Giro. Per ora si accontenta della tappa. «Pensavo a vincere la tappa quando ho attaccato, ho un grande vantaggio da recuperare. È più realistico pensare al secondo posto. Vedremo all’Alpe di Motta».
Bernal? Non è debordante come a Campo Felice, sugli sterrati di Montalcino o a Cortina ma, grazie a una squadra più forte e alla classe che gli consente di correre col bilancino a soli 24 anni, è riuscito a respingere il primo assalto. E oggi si va “a casa sua”, perché lui, colombiano di Bogotà di solito sopra i duemila metri va a nozze e il Passo San Bernardino è una lunghissima salita che porta dove l’ossigeno è più rarefatto come sul successiva del Passo dello Spluga. Poi ci saranno i 7 km finali, erta non impossibile. Forse pioverà. «Stavo molto meglio rispetto a mercoledì, ho fatto un’ottima salita, mi sono sentito bene, alla fine è una giornata in meno verso Milano. Yates è il più forte adesso, riproverà ad attaccarmi, ma io sono sostenuto da una grande squadra e per non vanificare gli sforzi dei miei compagni non voglio commettere errori». È sereno il re del Tour 2019. Molto. Bernal e Yates, in mezzo la speranza d’Italia: Damiano Caruso (Bahrain). Il siciliano ha perso qualcosa dall’inglese, su cui conserva ancora 20” di vantaggio, ma domenica dovrebbe andare più forte di lui a cronometro. Ieri, pur difendendosi alla grande, ha commesso un errore. Ammesso al traguardo: «Quando Yates è scattato forse non avrei dovuto provare a stargli dietro. Adesso sotto con l’ultima tappa di montagna». Deve reggere, il podio è lì a un passo, il quarto, Alexander Vlasov (Astana) a 6’11”. —
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