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CICLISMO: GIRO D’ITALIA 

Anche Bernal è umano e va in crisi in salita Yates piazza il colpo e super Caruso regge

Antonio Simeoli
Anche Bernal è umano e va in crisi in salita Yates piazza il colpo e super Caruso regge

Giornataccia per la maglia rosa che limita i danni a 50” L’inglese incendia la corsa, Nibali cade ancora e naufraga

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Antonio Simeoli

ALA. Il castello di Avio da oltre mille anni è vedetta perfetta sulla Vallagarina. La maglia rosa Egan Bernal fino a ieri verso le 17 scrutava lontano nella pianura e non scorgeva nemici, si sentiva sicuro, gambe buone, testa ancor migliore, vedette al castello di prim’ordine (l’ invincibile Ineos). Poi, però, lo scenario è cambiato. E dalla pianura sull’antica via Augusta è arrivato un nemico, minaccioso. Che, bene che gli andrà, gli farà sudare sette camicie. Arriva dall’Inghilterra e si chiama Simon Yates (Echange): era uno dei favoriti del Giro alla vigilia, si era “nascosto” per una decina di giorni, sullo Zoncolan aveva attaccato, ma il colombiano lo aveva “fumato” e, soprattutto, frenato dal freddo, si era beccato due minuti nel tappone dimezzato.

Sembrava fuori dai giochi a oltre 4’ da una maglia rosa sicura nel castello inespugnabile. Da ieri, dopo la scalata a perdifiato a Sega di Ala, la salita a tratti durissima sopra il castello di Avio, il gemello torna a credere alla vittoria finale. Sembrava tutto apparecchiato per un’altra recita di Bernal. Ineos in controllo, solita fuga lasciata andare con anche libera uscita per giocarsi la vittoria al trentino Gianni Moscon. Unico intoppo la caduta a 25 km dalla fine nella discesa del Passo San Valentino, aperitivo all’erta finale, nel gruppo maglia rosa. A terra, tra gli altri, i Trek Giulio Ciccone e Vincenzo Nibali, che picchia il braccio destro, quello del polso fratturato e Remco Evenepoel (Deceuninck), la cui bici s’impenna e lo ribalta ne prato oltre il guardrail. Ripartiranno tutti, non senza conseguenze.

Poi la salita decisiva. Davanti, tra i fuggitivi, Dan Martin (Israel), gran corridore, non certo bello da vedere in sella ma dalla grinta da vendere, mattone su mattone costruisce la vittoria di tappa. Yates, invece, assalta il castello rosa. Primo scatto a 4 km dall’arrivo, quando le pendenze arrivano anche al 17%. Bernal regge per mezzo km, con lui, per sua fortuna, il compagno di squadra Daniel Martinez e il sorprendente portoghese Joao Almeida, che sarebbe lì a giocarsi il podio se il suo team non l’avesse sacrificato per aiutare Evenepoel. Dietro sceglie di salire col suo passo, e fa benone, un ancora una volta straordinario, e non è una esagerazione, Damiano Caruso. Poi la maglia rosa s’ingobbisce, fa fatica, quasi si pianta. Caruso torna su di lui e il trenino riesce a limitare i danni su Almeida e Yates, che taglia il traguardo 30” dopo il vincitore Martin e, soprattutto, 57” prima di Bernal. Crollano Romain Bardet (Dsm), Hugh Carthy (Ef), Ale Vlasov (Astana) e Ciccone, tutti ora a oltre sei minuti. L’inglese è carico: «È stata una giornata bellissima, il sole mi ha aiutato, ho cercato di fare la differenza, è stata una giornata difficile per Bernal, ma combatterà sino alla fine e ha un grande vantaggio». Brent Copeland, il team principal della Bike Exchange gli fa eco: «Noi ci proveremo ancora, anche se la cronometro di 30 km domenica favorisce comunque Bernal». Già, la maglia rosa. Ammette senza problemi le difficoltà. «Sono soddisfatto, non è stata la mia miglior giornata e ho perso poco tempo. Ho ancora un grande vantaggio. Ho pagato la giornata di riposo? Forse, ma Yates è stato il più forte, il ciclismo è così e vincere per me il Giro non sarà semplice, l’ho sempre detto. In fondo non sarebbe nemmeno bello vincere facile». Oggi “tregua” a Stradella. Poi le due tappe-verità in montagna. —

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