Il Tirreno

Sport

Vola Colombia sullo sterrato: tornado Bernal

Antonio Simeoli

Le Strade Bianche rafforzano la maglia rosa della Ineos Evenepoel in crisi paga oltre 2 minuti. Cede anche Nibali

3 MINUTI DI LETTURA





Antonio Simeoli

Zoncolan, Marmolada, Giau, Sega di Ala, Alpe di Mera. Macché, tenete a memoria il nome di questa salita: Passo del lume spento. Toscana, val d’Orcia, Montalcino. Cipressi, vigne, Brunello a fiumi, incanto assoluto. Sul Passo del lume spento il colombiano Egan Bernal si è forse già preso il Giro d’Italia. O quasi. C’era il rischio trappolone per qualche big nella temuta tappa degli sterrati toscani. E così è stato. A conti fatti, fra i favoriti, chi più chi meno, alla vittoria finale di Milano, sono restati a galla solo il tedesco Emanuel Buchmann (Bora), il russo Alexander Vlasov (Astana), Simon Yates (Echchange) e, udite udite, Damiano Caruso (Bahrain) ora terzo in classifica. Gli altri hanno pagato, su tutti Remco Evenepoel (Deceuninck), fino a ieri mattina secondo a 14” nella generale, e ieri arrivato al traguardo più di due minuti dopo la maglia rosa. Ha ceduto nel finale anche la coppia Trek Segafredo, Vincenzo Nibali-Giulio Ciccone. È stato loro fatale proprio l’ultimo passaggio, stavolta dal versante asfaltato, al Lume spento. Gira e rigira è questa la salita che ha deciso la tappa. Meravigliosamente disegnata in un paesaggio da favola, uno spot gigantesco per terre di ciclismo e di ben stare.

I corridori, però, almeno negli ultimi sessanta km il paesaggio se lo sono goduto davvero poco. Ai 60 km dalla fine l’Ineos, lo squadrone di Bernal, ha cominciato a suonarle a tutti. Perché c’è poco da fare: come fai a non patire le trenate di un fuoriclasse come Filippo Ganna? Risultato: Evenepoel comincia a faticare. Riesce a rientrare alla prima spallata, ma alla seconda, nel primo passaggio al Lume spento sullo sterrato, questa volta assestata da Gianni Moscon, la crisi è arrivata. Venti secondi, trenta, un minuto, nemmeno il compagno di squadra a Joao Almeida, riesce a riportarlo sotto. C’è un’immagine che dice tutto sulla crisi del giovane belga: prende l’auricolare e lo getta via indispettito. Ha vent’anni, non correva da nove mesi, per la paurosa caduta al Lombardia, i cui strascichi si vedono ancora nelle evidenti difficoltà che “il predestinato” ha nell’affrontare le discese, specie se sterrate. Insomma, va bene così, anche i predestinati sono umani. Mentre davanti il piemontese Alessandro Covi (Uae) sfiorava il successo di tappa battuto solo nello sprint a due dall’altro ventenne svizzero Mauro Schmid (Qhubeka), dopo una fuga da lontano in compagnia di un’altra decina di fuggitivi, Bernal sul “nostro” Passo del lume spento faceva spegnere la luce ai rivali. Via Nibali, via Ciccone, che ha forse capito di non poter salire sul podio ben prima del temuto Zoncolan. Scatta Buchmann? Bernal prima lo lascia fare, poi con uno scatto a tutta potenza lo raggiunge e se lo trascina al traguardo. Il russo Vlasov limita i danni a una ventina di secondi, Simon Yates (Exchange), che temeva molto gli sterrati e aveva criticato gli organizzatori per averli inseriti in una corsa a tappe, pure. Damiano Caruso (Bahrain), il siciliano baffuto ufficialmente nuova speranza azzurra di classifica è meravigliosamente lì. «Sono contento - spiega al traguardo - Bernal è il padrone del Giro vedremo cosa riusciremo a fare».

Già Egan. Se sta bene così chi può battere uno che a 22 anni, nel 2019, ha vinto il Tour domando Galibier e Iseran e nella sua prima campagna d’Italia, protetto dall’Invincibile armata Ineos, è già saldamente in rosa prima delle “sue” montagne? Eppur lui vola basso: «Gli avversari sono tanti, il Giro è lungo. Certo, mi sono divertito sullo sterrato e alla vigilia non pensavo di avere questo vantaggio prima delle montagne. Sarei stato contento fin qui di aver perso un minuto dai rivali». Fate un po’ voi. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa