Proteste
Lafay, forza e freddezza
Finale perfetto del francese, i big si risparmiano per oggi
Antonio Simeoli
GUARDIA SANFRAMONDI. Fuoco di paglia a Guardia Sanframondi,antico centro medievale più che decadente che si affaccia sulla valle Telesina. I big si limitano a un’accelerata sull’erta finale, solo per scaldare la gamba in vista di oggi, quando sulla salita verso Campo Felice, dopo una tappa piena di montagne, nascondersi non si potrà proprio. Andatelo a dire, però, che si è trattato di un fuoco di paglia ad Attila Valter, al secondo e tranquillo giorno in maglia rosa, oppure al vincitore di tappa, il 25enne francese Victor Lafay (Cofidis), volto da bimbo e tanta forza e freddezza nel finale. Assieme a otto compagni di avventura il francese di Lione ha trovato la giornata giusta per cercare gloria. Tutti assieme o quasi fino ai 4 km dalla conclusione, dove, dai vigneti di Falanghina che caratterizzano la valle, la strada si è impenna verso la rocca che fu dei conti Sanframondi e poi fu assediata due volte nel ’400 dagli Aragonesi. Ad accendere la miccia è stato Victor Campenaerts (Qhubeka), Giovanni Carboni, 25enne marchigiano della Bardiani, aveva l’occasione della carriera. In salita se la cava, s’era visto al Giro 2019. Attacca, ma presto il serbatoio va in riserva e il francese rinviene e vince agevolmente davanti al 36enne Francesco Gavazzi (Eolo). Dietro, a cinque minuti, il gruppo dei migliori, senza il vincitore di Cattolica e Termoli Caleb Ewan (Lotto), ritiratosi per guai a un ginocchio. Non era male quella rampa finale per provare qualcosa, eppure Egan Bernal (Ineos), con il body guard Gianni Moscon, ha controllato, così come han fatto i Deceuninck di Remco Evenepoel e gli altri.
Attila ringrazia. «Sono felice di restituire qualcosa alla mia squadra che ha creduto in me», dice l’ungherese della Groupama, che in bici fino a 18 anni non era mai salito e in patria è già una star. Con anche i suoi primi tifosi calati ieri nella terra dei Sanniti. Magia del ciclismo globalizzato, ragione essenziale per cui i corridori italiani faticano a mettersi in mostra anche solo per cacciare un successo di tappa. «Voglio difendere la maglia, sarò dura ma darò tutto», ha detto.
A Campo Felice, sul terzo gruppo montuoso d’Abruzzo dopo Gran Sasso e Maiella, il Giro, però, entrerà nella seconda fase, quella decisiva. E la tappa di oggi, con sei chilometro di salita finale, l’ultimo e mezzo su sterrato con i corridori impegnati ad affrontare per la prima volta una mulattiera che durante l’inverno diventa una pista da sci, risponderà a una delle più classiche domande che si fanno alle prime montagne serie del Giro. Non si capirà ancora chi potrà vincere la corsa, ma qualcuno dopo quella rampa finale in Abruzzo forse si chiamerà fuori dalla lotta per il primato. Parola alla strada, dunque. Sarà duello Bernal-Evenepoel, come sembra? Simon Yates (Exchange), in ombra in questa settimana, si desterà? Giulio Ciccone (Trek), che corre in casa, dimostrerà di poter essere la carta italiana da podio? E il compagno Vincenzo Nibali resisterà? Non bastasse la frattura al polso, ieri a inizio tappa è pure caduto. «Non me ne va giusta una», ha detto scuro in volto tagliato il traguardo. Oggi dovrà superarsi. —
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