Il dolore
Tappa epica: nella pioggia la rosa è Valter
Tappa a Mader, dietro che battaglia Bernal-Evenepoel L’ungherese limita i danni a 29” ed è leader a sorpresa
Antonio Simeoli
INVIATO AD ASCOLI PICENO
In marzo alla Parigi-Nizza, il cannibale sloveno Primoz Roglic non aveva avuto pietà. Ormai sicuro del successo finale, che poi non arriverà per una caduta, fece l’ingordo andando a riprendere il fuggitivo all’ultimo metro a Valdeblore La Colmiane. Ma il 24enne svizzero Gino Mader (Baharain) ha carattere da vendere e ieri, dopo una lunga fuga da lontano, ha fatto strike. Vittoria di tappa: vendicata la beffa di Francia, vinta la prima corsa importante della carriera e dedicata al capitano Mikel Landa, tornato ieri in Spagna dopo la terrificante caduta di mercoledì a Cattolica. Bottino pieno, meritatissimo con quel nome, che al Giro ha un significato unico e lui lo sa. «Non ne so molto di Bartali, ma i miei genitori amano la bici, forse mi hanno chiamato così per quel mito di cui mi onora avere lo stesso nome». E poi: «Grazie al mio compagno di squadra Matej Mohoric che mi ha aiutato nella fuga». Con il duo Bahrain c’erano anche Bauke Mollema (Trek) e Dario Cataldo (Astana). Dietro? Battaglia, in una giornata da tregenda, con vento, pioggia, ma finita con un beneaugurante arcobaleno che ha accolto l’arrivo dei corridori sulla salita di San Giacomo, teatro della battaglia finale.
È a 60 km dalla fine, però, sull’altopiano (splendido, così come una meraviglia sono le Grotte di Frasassi fuori dalle quali era partita la tappa) che collega Forche di Gualdo e di Presta, i primi due gran premi della montagna di giornata, al confine tra Umbria e Marche, che il Giro 2021 ha dato il suo primo vero sussulto. Perché la corazzata Ineos, partita al mattino senza il russo Pavel Sivakov, altra vittima della caduta di Cattolica, in formato cronosquadre ha dato uno schiaffo alla frazione. E forse al Giro.
La prima a saltare è stata la maglia rosa Alessandro De Marchi (Israel) fattasi sorprendere dall’attacco e arrivato poi al traguardo a quasi mezz’ora tornando così alla sua dimensione di cacciatore di tappe e faticatore, dopo essersi goduto due giorni indimenticabili di gloria.
Ma gli Ineos, trascinati dalla solita locomotiva Ganna, hanno avvisato gli altri: siamo i più forti e sappiamo cosa vogliamo, vncere anche quest’anno il Giro, con Egan Bernal. Infatti, dopo Ascoli, all’inizio della salita finale, gli ex Sky sono tornati al formato Sky. Via Ganna ecco Castrovjeo. Poi Moscon, poi Martinez che accende la miccia a 3 km dal traguardo con la salita fattasi più impegnativa non appena il bosco lascia spazio ai prati giustificando così il nomignolo che ha la salita: il Ventoux del Piceno. Mader resiste, temendo e poi allontanando un’altra beffa, dietro i big scoprono le carte. Bernal attacca, sta bene, molto bene. Come lui, però, sembra pedalare sul velluto anche il fenomeno, quel Remco Evenepoel (Deceuninck) al debutto al Giro che, per non correre da nove mesi dopo il pauroso volo al Giro di Lombardia, va alla grande. Poi Daniel Martin (Israel) e Giulio Ciccone (TrekSegafredo) che ha sprecato inutilmente energie con un attacco in discesa a 40 km dalla fine, ma che dimostra una forma invidiabile contrariamente al compagno Vincenzo Nibali, ieri ancora in ritardo, ma del resto non ci inventa un Giro con un polso rotto. I battuti? Uno, pesante, Jai Hindley (DSM), secondo nel 2020 e affondato. Alexander Vlasov (Astana) e soprattutto Simon Yates (Exchange), altro big, che hanno perso secondi preziosi. A Campo Imperatore domenica se ne saprà di più. Intanto Attila Valter, classe 1998, team Groupama, scendendo verso Ascoli, si è gustato più di tutti dopo una giornata da lupi quel meraviglioso arcobaleno. È il primo ungherese in rosa della storia. E attenzione: è forte davvero. —
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