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LE COLPE DI AGNELLI E I SEGNALI IGNORATI
La saggezza contadina racconta che “fa più rumore, quando cade, l’albero più alto”: se è per questo, con la Juventus siamo al boato. Fa quasi impressione vedere come si è sgretolata nei muscoli e annebbiata nella mente la squadra collezionista di scudetti. E’ difficile credere che quelli battuti dal Milan siano davvero giocatori bianconeri, è impossibile che dentro di loro non ci sia più traccia neppure del carattere d’acciaio, del senso di appartenenza da sempre impresso nel Dna. Una cosa però la voglio sottolineare: mi meraviglio di chi si meraviglia. Erano mesi che i segnali stavano arrivando, ma la società ha fatto finta di non vedere, di non sentire, di non ascoltare. Ora è facile prendersela con Pirlo, chiedere le sue dimissioni e, guarda caso, i primi a farlo sono proprio quelli che lo chiamavano “Maestro”. Se c’è uno che dovrebbe dimettersi sapete invece chi è? Ve lo sussurro provocatoriamente in un orecchio: Andrea Agnelli. Noi lo possiamo dire, non abbiamo paura di perdere i diritti televisivi e di non avere più interviste, non siamo schiavi dei potenti di turno. E allora lo ripeto: è Andrea Agnelli che dovrebbe dimettersi. I perché sono tanti, ma l’errore calcisticamente inaccettabile è quello di aver sempre negato l’evidenza: la Juventus stava naufragando da un bel pezzo. Non voglio evocare banalmente il comandante Schettino, ma la storia è molto simile. “Cambia Pirlo, caz….”, quante volte m’è venuta voglia di gridarlo. Quante volte l’ho scritto e voi amici lettori mi siete testimoni. Eppure cambiare 35 formazioni su 35, pareggiare con il Crotone o perdere col Benevento non potevano essere eventi normali. Come prendere tre gol in casa dalla Fiorentina, dando la colpa alle vacanze di Natale in arrivo. O farsi buttare fuori dal Porto. Se Andrea Agnelli e il suo gruppo di lavoro (dovrebbero dimettersi tutti, sia chiaro) invece di lasciarsi andare a isterismi continui, avessero avuto almeno l’umiltà di riconoscere di avere sbagliato a mettere al volante il neo-patentato Pirlo e l’avessero cambiato per tempo, forse avrebbero evitato questo scempio calcistico. Ma gli errori e le strategie sbagliate degli ultimi due anni bianconeri sono tanti, troppi. Dal licenziamento di Allegri alla scelta imprudente di Sarri. Dai troppi giocatori non da Juve pagati per campioni, all’azzardo Pirlo. Ma è discutibile pure l’affare Ronaldo: non torna più nulla. Fa impressione, fra l’altro, anche la progressiva perdita del peso politico di questa società, al punto che un Gravina qualsiasi per la vicenda Superlega ieri ha minacciato pubblicamente la Juve di esclusione dal campionato. Scene mai viste. Ora la domanda vera è: cosa succederà domani? Il calendario è complicato e le tre rivali Atalanta, Milan e Napoli stanno tutte meglio. John Elkann ha assistito al drammatico crollo contro il Milan e l’espressione dei suoi occhi era inquietante. Perdere la Champions rischia di essere un colpo letale per i conti già pesantemente in rosso. Cugino o non cugino, Andrea Agnelli potrebbe essere destinato ad altro incarico (Ferrari?) con l’ingresso nella Juve di Alessandro Nasi. Profonda sarà anche la rivoluzione tecnica, ma senza la Champions sarà durissimo portare allenatori come Zidane, che era e resta l’obiettivo per ripartire. E Ronaldo che fine farà? Vedendolo aggirarsi per il campo si intuisce che deve aver già iniziato il trasloco della sua azienda calcistica. I problemi sono tutti per chi resta. Anche senza Juve Agnelli non sarà alla fame. Per Paratici essere sul mercato è normale. Pirlo farà dei corsi di recupero a Coverciano. A sistemare i giocatori scarsi penseranno i procuratori. Due settimane fa eravamo a ragionare di Superlega e in poco tempo è cambiato il mondo. Ora non resta che la Super Europa League. —
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