Gioco
La violenza ultrà Auto e porte di casa date alle fiamme, lettere con pallottole
Follia, non tifo. Violenza, non passione. Nel calcio italiano, spesso, si è passato il segno. Verso allenatori, dirigenti, giocatori. Le croci sul campo ad Avellino, a Bari, di recente a Livorno. Le famiglie dei tesserati costrette a a chiedere la scorta. Auto date alle fiamme, in nome di un tifo malsano.
A Genova, in tempi diversi, i presidentiPreziosi e Ferrero sono stati costretti ad adottare delle precauzioni. Il numero uno blucerchiato, nei giorni carichi di tensione del passaggio di proprietà (poi sfumato) al gruppo di Vialli, aveva ricevuto offese e minacce. Claudio Lotito ormai vive scortati da diversi anni, e il suo numero di telefono fu anche messo in rete, con le minacce di morte che si sprecavano. Pierluigi Collina, fuoriclasse viareggino dei fischietti, quando faceva il designatore, era seguito sempre dalla Polizia dopo aver ricevuto delle minacce. Nel dicembre dsello scorso anno il capitano del Foggia, Federico Gentile, si trovava in casa con la moglie e i due figli, quando si accorse del fumo: qualcuno aveva incendiato la porta della sua abitazione: poche settgimane dopo fu costretto a lasciare la città e la squadra di cui era capitano. Sempre nella città pugliese venne data allae fiamme l’auto dell’attaccante Iemmello mentre anche Antonio Conte, allenatore neo scudettato, nel novembre del 2019 aveva ricevuto una lettera che conteneva anche una cartuccia calibro 22 caricata a pallini. E anche Firenze non si è sotratta a questa barbarie: nel lontano 1995 l’auto del difensore Luppi, duramente cpontestato dai tifosi, venne data alle fiamme. Si indagò negli ambienti degli ultrà viola. —
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