Il Tirreno

Sport

gli effetti dell’emergenza sanitaria  

La psicologa alle prese con lo sport

Samuele Mandarò
La dottoressa Benedetta Roti
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La dottoressa Benedetta Roti

La dottoressa pratese partecipa al progetto Evolution Programme della Figc. Analizza la situazione creata dalla pandemia e la preoccupazione dei genitori. «Bisognerà sollecitare i ragazzi sia dal punto di vista fisico che mentale»

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PRATO. Il lavoro degli psicologi è ancora oggi, in mezzo ad una pandemia, estremamente incompreso. Allo stesso tempo, però, questa figura sta prendendo piede ed importanza in mondi come quello del lavoro, dello sviluppo e anche dello sport. Secondo un'indagine dell'Istituto Piepoli avvenuta nel mese di maggio dell'anno scorso, la percentuale degli italiani che ha fatto ricorso agli psicologi è passata dal 40% (prima della pandemia) al 62% (durante la pandemia). Essendo un sostegno così comune nella vita delle persone, perché abbiamo ancora problemi a parlarne liberamente? L'abbiamo chiesto a Benedetta Roti, psicologa dello Sport e parte dell'Evolution Programme della Figc.

Facciamo chiarezza: di cosa si occupa la psicologa dello sport?

«Collaboro con le società osservando le dinamiche relazionali tra i ragazzi e cerco di facilitare la modalità di comunicare dell'allenatore con il gruppo; come psicologa dello sport svolgo anche Mental training per il miglioramento della prestazione degli atleti e collaboro con fisioterapisti e nutrizionisti dello Studio Fisioterapico Prato Lab. Alcune società hanno creato un vero e proprio sportello d'ascolto nel quale ho la possibilità di avere un contatto diretto con genitori e ragazzi».

Ha cominciato a collaborare anche con la Figc.

«Sì, faccio parte dell'Evolution Programme, ovvero il Programma di Sviluppo Territoriale. L'obiettivo è quello di creare un percorso di formazione tecnico-sportiva ed educativa rivolta al territorio e a tutti i soggetti coinvolti nella crescita dei giovani calciatori e calciatrici. Ogni staff comprende sia la figura del tecnico che dello psicologo. Io faccio parte di Ast Prato e Pistoia, uno staff che lavora da febbraio. Le società sportive pratesi che partecipano al progetto sono Coiano Santa Lucia e Zenith Audax».

Com'è vista la figura della psicologa ai giorni nostri?

«Fortunatamente la nostra professione è più inserita in questo contesto storico rispetto al passato, ma esiste ancora la sfumatura del "sentirsi pazzi" se sentiamo la necessità di andare dalla psicologa. Serve normalizzare: come il fisioterapista si prende cura del corpo, noi ci prendiamo cura della mente. Andare dalla psicologa non è una forma di debolezza, ma al contrario, visto che la vita è una, è importante cercare il proprio benessere anche grazie all'aiuto esterno».

Qual è la più grande preoccupazione dei genitori in questo momento?

«Ora, rispetto a prima, c'è la paura della sedentarietà dei bambini e dell'adattamento a questa condizione anomala. In questo momento alcuni provano veramente fatica ad alzarsi dal divano, altri invece non vedono l'ora di poter uscire liberamente».

Ci possono essere difficoltà nel ricominciare la vita di tutti i giorni?

«Ci sarà un ulteriore abbassamento del livello d'attenzione. Sarà importante evitare l'esistenza dei tempi morti durante gli allenamenti, sollecitando i bambini e i ragazzi sia da un punto di vista mentale che fisico. Le difficoltà maggiori esisteranno per le fasce d'età di passaggio, per esempio dalle elementari alle medie». —

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