Sicurezza
Moriero: «È scontato, vincerà il mio fratello maggiore Antonio»
Luca Tronchetti
Sciuscià tra l’Inter del suo “fratello maggiore” Antonio Conte e quel Crotone che ha rappresentato il punto più alto della sua storia di allenatore con la promozione in B nel 2009. Francesco “Checco” Moriero, classe 1969, l’ultima vera ala del calcio italiano – diventato un’icona del popolo nerazzurro per aver mimato il gesto del lustrascarpe ad ogni gol di Ronaldo il Fenomeno e di quella magica squadra dell’indimenticabile maestro Gigi Simoni – è spettatore interessato del testa-coda che va in scena allo Scida tra i rossoblù di casa già condannati e la Beneamata a un passo dal diciannovesimo scudetto. Una carriera straordinaria per quel ragazzino di Lecce che veniva dalla strada e non aveva nulla oltre al calcio. Iniziata dal quartiere più povero della Firenze del Sud con il babbo infermiere e la mamma sarta e casalinga per tirare avanti tre figli. L’esordio diciottenne in Coppa Italia contro la Juventus: «Ero in spiaggia a giocare a pallone con gli amici ignaro di quanto stava per accadermi. Nel riscaldamento si fa male un giocatore del Lecce e Carlo Mazzone, che è stato il mio padre putativo, decide di convocarmi. Il guaio è che non mi trovavano». All’epoca non c’erano i cellulari e il padre di Checco alla guida della sua Fiat 126 lo rintraccia al mare e lo spedisce allo stadio. Ricorda: «Ero nella Primavera e Mazzone mi vede e dice: “a ragazzì, sei emozionato? Tanto nun me frega niente, giochi titolare”. Ci pensate? Vedere in campo quei campioni che sino al giorno prima appiccicavo sull’album di figurine: Tacconi, Mauro, Rush, Laudrup, il leccese Brio. Il mio avversario diretto era Cabrini, campione del Mondo cinque anni prima. Lo affronto, lo supero e lui, imbufalito, mi falcia e mi prende per i capelli. Succede il finimondo». E nella ripresa entra l’amico del cuore: Antonio Conte. «Siamo cresciuti assieme. Ero sicuro che l’Inter facesse un campionato importante. C’erano molti addetti ai lavori che erano scettici al pensiero che i nerazzurri potessero competere con la Juventus o con le altre big. Io invece sono sempre stato molto positivo perché ho creduto nei giocatori, ma soprattutto nel valore di Antonio che ha dimostrato di essere ancora una volta un tecnico vincente. Sono certo che se l’Inter fosse riuscita a passare il girone oggi sarebbe in semifinale perché la squadra adesso ha una sua identità ben definita. Il Crotone mi è rimasto nel cuore. Purtroppo è partito in sordina e, senza nulla togliere a Stroppa, se avesse avuto subito un tecnico esperto come Cosmi con una maggiore attenzione alla fase difensiva sarebbe ancora lì a giocarsi la salvezza. Oggi il risultato è scontato. Vero che i calabresi non hanno più nulla da perdere e se la giocheranno sino alla fine, ma l’Inter vede da vicino il tricolore e non si farà sfuggire la ghiotta occasione per incamerare i tre punti. Il nuovo Moriero? Non ne vedo in Italia. Il calcio è cambiato ed è cambiata la qualità dei giocatori. Si vedono pochi uno contro uno e poche giocate di fantasia: il mio calcio era un’altra cosa». —
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