Gioco
Minacce social di morte al figlio diciassettenne di Pirlo
Sul momento no della juventus parla briatore: via tecnico e dirigenti
torino. Nell’annus horribilis della Juventus, dopo nove scudetti di fila non solo fuori dalla lotta per il titolo ma con la qualificazione Champions a rischio, e con l’immagine come minimo offuscata dalla vicenda Superlega, ieri si è innescato l’episodio delle minacce di morte al figlio di Andrea Pirlo, tecnico bianconero.
«Ho 17 anni e quotidianamente ricevo messaggi di questo genere – si è sfogato sul suo profilo Instagram Niccolò Pirlo – non perché io faccia qualcosa in particolare, ma solo perché sono figlio di un allenatore che, probabilmente come è giusto che sia, può non piacere».
Il ragazzo, che nel suo post ha mostrato una serie di insulti e minacce nei suoi confronti, spiega che solo questa «sarebbe la mia colpa e la motivazione per la quale ogni giorno mi arrivano messaggi di augurata morte e insulti vari. Vorrei chiedervi di mettervi per un solo secondo nei miei panni e chiedervi come vi sentireste».
Niccolò Pirlo ha poi aggiunto: «Io non sono una persona che giudica, non mi piace farlo, ognuno ha il diritto di poter dire ciò che vuole, sono io il primo a farlo e non vorrei mai che qualcuno mi togliesse la libertà di parola. I miei genitori mi hanno insegnato ad avere idee e soprattutto ad ascoltare quelle degli altri, ma credo che a tutto ci sia un limite e già da tempo questo limite è stato superato».
Sulla crisi tecnica della squadra bianconera si è espresso invece Renzo Ulivieri, presidente dell’Aiac, l’associazione degli allenatori: «La società – ha detto Ulivieri – si è trovata un mezzo a un cambiamento radicale. Le squadre hanno un aspetto tecnico, tattico e atletico. Tanti si dimenticano che le squadre hanno un’ anima e l’anima della Juve erano Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli e altri. Questi uomini avevano dato l’anima a questa squadra. Per ricostruire ci vuole un po’ più di tempo».
Di Juve ha parlato anche Flavio Briatore, intervenendo a “’La politica nel pallone”, su Gr Parlamento, sostenuendo che la vicenda Superlega «è stata gestita male, perché il fatto di avere 12 squadre, senza retrocessioni e meritocrazia non è più sport», ma ha difeso Andrea Agnelli, «che fa a parte della famiglia e ha fatto bene. Gli errori li facciamo tutti, ma mi aspetto più un cambio di allenatore e di dirigenti».
Dda tifoso bianconero non si è risparmiato nei giudizi sulla Juventus: «Avevamo una squadra che vinceva, magari non giocava così bene, non era calcio champagne, ma almeno vinceva. Hanno cambiato tutto, hanno preso Sarri che tutti sapevano non adeguato per la Juve e poi hanno chiamato Pirlo: è come dare una Ferrari in mano a uno che ha il foglio rosa». Per Briatore «c’è stato un errore di valutazione, non me l’aspettavo. È dall’inizio del campionato che non vinciamo contro squadre molto inferiori a noi, non abbiamo un centrocampo. Ma è la conseguenza di scelte sbagliate sull’allenatore. Io penso che la squadra di Allegri con qualche inserimento avrebbe potuto continuare a vincere, ma hanno voluto cambiare tutto e questo è quello che è successo». —
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