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I quasi 80 anni di Massini, ds da leggenda: «Con la Grassi feci 40 vittorie in un anno»

Stefano Fiori
Una bella immagine di Marcello Massini (a destra), maestro del ciclismo toscano
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Una bella immagine di Marcello Massini (a destra), maestro del ciclismo toscano

Ha lanciato tra i pro campioni come Bartoli, Bettini, Tafi e Bettiol. «I rimpianti sono stati Biagini e non aver mai vinto la Firenze-Viareggio»  

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Nell’ottobre del 2022 gli anni saranno ottanta, ma a le molte primavere non sembrano pesare sulle solide spalle di Marcello Massini, ex-ciclista, ex diesse da leggenda del ciclismo toscano con tante belle storie da raccontare.

Nato e vissuto nello storico borgo di Santa Maria a Monte, tutto iniziò proprio da qui, da questa collinetta della provincia di Pisa, come ricorda lui, che, tra gli altri, ospitò Carducci e Galilei. «In famiglia non si navigava certo nell’oro - racconta -, mio padre aveva un cavallo con annesso barroccio e andava in giro nelle nostre zone a vendere la legna. Così potete immaginare che quando un amico mi convinse a inforcare una bici da corsa, in casa non tutti furono contenti. Comunque nel 1959 fui tesserato come Allievo dal GS Santa Croce ed eravamo appena in due in squadra. Rimasi lì altri due anni , con diesse Domenico Cambi e da dilettante, nel 1961 vinsi una bella gara a Castagneto Carducci prima di trasferirmi alla Lastrense-Gizac diretta da Bruno Bartoli».

Nel 1963 il passaggio alla Monsummanese. «Ma poi, anche a causa del servizio militare, abbandonai le gare dopo una breve parentesi con l’Alfa Cure. Vinsi poco, ma bisogna considerare che i miei avversari si chiamavano Bitossi, Poggiali, Mugnaini, Grassi, per limitarsi alla Toscana...».

Ma Massini non abbandonò il mondo delle corse. E dopo poco avvenne il debutto da diesse, ruolo che gli ha regalato ancora più soddisfazioni e che lo ha portato ad essere considerato un mito del ciclismo italiano.

«Ero rimasto nell’ambiente - ricorda -, così quando in paese decisero di fondare un club ciclistico e successivamente di dare vita a una squadra per Esordienti - il GS San Sebastiano, una frazione del Comune di Santa Maria a Monte - fui subito interpellato. Accettai senza esitazioni - continua -, si era nel 1971 e il ciclismo toscano era in pieno fermento, soprattutto a livello giovanile. Poi non fu difficile per me ottenere il tesserino di tecnico del ciclismo, fu sufficiente recarmi due/tre volte al Comitato FCI Toscano di Firenze, oggi è molto più impegnativo conseguire questa qualifica».

LE VITTORIE

«Furono degli anni meravigliosi - continua -. Nel 1973 vincemmo il campionato italiano Esordienti ad Avezzano, il paese di Taccone, con Massimo Biesi che precedette addirittura Cesare Cipollini. Col passare degli anni svolsi attività negli Allievi, poi tra gli Juniores dal 1979 al 1981 con sponsor la Divo Confezioni, una ditta di abbigliamento locale, che grazie ad atleti validi come Alessandro Giannelli, Galleschi e Ricci inanellò 22 vittorie in una sola stagione».

I DILETTANTI

Il debutto nei dilettanti avvenne nel 1982. «Fu l’avvio di un nuovo, assai gratificante periodo della mia carriera come diesse. Sempre Divo, poi Magniflex, Grassi, Cargo-Compass e altri club di primissimo livello, con tante soddisfazioni e circa 500 vittorie in totale, mentre il record in una sola stagione fu di 40 affermazioni con la Grassi».

I SUOI CAMPIONI

«Difficile ricordare tutti i miei ragazzi passati tra i professionisti», dice Massini. Ma qualche nome non può non citarlo: «Penso a Bartoli, Bettini, Nocentini, Tafi Lelli, Balducci, Guidi, Galleschi, Giannelli, Selvaggi, Sabatini, Bettiol e molti altri, ultimo della serie il siciliano Fiorelli che sta facendosi onore. Però ho anche provato dispiacere per chi non ce l’ha fatta».

Ad esempio? «Thomas Pinaglia, il siciliano Giovanni Scatà e il pistoiese Riccardo Biagini. In particolar modo Biagini è stato sette anni con me e avrebbe strameritato il passaggio tra i Pro, essendosi dimostrato atleta completo e grintoso. Purtroppo nessuno gli ha offerto una chance e fa rabbia avere visto diventare Professionisti atleti molto meno forti di lui».

AMMIRAGLIA FERMA

Dopo 49 anni di attività Massini ha appeso... l’ammiraglia al chiodo.

«È arrivato il momento di godermi la famiglia, insieme a mia moglie Vera, che per me è stata insostituibile avendomi sopportato e supportato. Poi ci sono i nostri figli, Romina e Davide, che ha tentato senza fortuna di diventare ciclista».

Massini non ha rimpianti per non essere passato tra i professionisti. «Assolutamente no, a me piace lavorare con i giovani, indirizzarli e formarli. Poi parallelamente al ruolo di diesse ho sempre svolto la mia attività legata ai videogiochi, che mi ha permesso di vivere bene».

QUELLE DUE VITTORIE

La vittoria che ricorda con più piacere? «Sono due - risponde Marcello -, quella di Bartoli nel campionato toscano 1990 con arrivo a Santa Maria a Monte e l’altro successo di Giannelli nella Bologna-Raticosa 1982. Ma la gara che mi piaceva di più era la Firenze-Viareggio, percorso e atmosfera senza pari, ma non sono mai riuscito a vincerla con i miei ragazzi».

Intanto Massini da quasi ottantenne ha ricevuto proprio in questi giorni il vaccino anti-Covid: «Ho fatto AstraZeneca, è andato tutto ok - racconta -. Non ho avuto nessun timore né particolari problemi, credo che, almeno per ora, lassù non abbiano bisogno di uno come me che guidi un’ammiraglia con delle bici sopra... Ma al di là delle battute, credo proprio che il vaccino sia fondamentale e tutti debbano farlo» . --

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di Redazione web