Il Tirreno

Sport

Talento e tanto coraggio, gli azzurri fanno sognare

Talento e tanto coraggio, gli azzurri fanno sognare

3 MINUTI DI LETTURA





Del boom del tennis italiano, che oggi conta dieci azzurri nei primi cento, ci siamo così rapidamente abituati, che una sconfitta di Jannik Sinner nella semifinale di un Atp 500 o nella finale di un Master 1000, fa già discutere i tifosi sulla grandezza dell’altoatesino, cioè se sia davvero un predestinato, o un giocatore molto forte, ma non una stella. Un destino che non tocca solo a lui, ma anche a Berrettini (che peraltro nella top ten c’è già), a Sonego, a Fognini (che un Master 1000, a Montecarlo, l’ha vinto) come al giovanissimo Musetti. Per capire come questo sia l’umore, basta guardare i social di settore, spuntati come funghi sul web. Ma del resto i tennisti (perché i tifosi di questo sport tennisti si sentono, anche se sono praticanti della domenica), sono fatti così: i giocatori sono eroi se vincono o mezze calzette se perdono il giorno dopo, chiunque sia l’avversario.

Ma un’analisi sull’esplosione del tennis in Italia forse merita di partire da un po’ più in basso. Sì, perché la salute di questo sport tra i più praticati in Italia in fondo la testimoniano quei giocatori che sono meno noti al pubblico e che non più giovanissimi si sono aperti una strada nel tennis che conta (e che fa campare), quello dei primi 100. I Travaglia, i Lorenzi, i Caruso. Gente che ha superato tante delusioni senza mai smettere di crederci. E il fatto che loro stiano lì racconta anche di un cambio sociologico, di giovani sempre più europei nella mentalità, meno attaccati al “nido”, abituati a viaggiare e a mettersi alla prova, anche nei più sfigati tornei in Vietnam o nel Kazakistan. Quelli da cui tutti devono partire e da cui pochi vengono fuori.

Poi c’è il lato tecnico e lì nel giudizio qualcosa si può rischiare. Sinner a 19 anni non solo è nei primi 20 del mondo, ma ha già battuto quattro volte un top ten. Gioca un tennis geometrico e potentissimo, forse per qualcuno non troppo spettacolare, ma di straordinaria efficacia sia sul veloce che sulla terra, doti accompagnate da quella più importante, e cioè la solidità mentale. Non perde (quasi) mai con chi gli sta sotto in classifica, stende (quasi sempre) quelli attualmente del suo livello, se la gioca (e a volte batte) quelli più forti. A quell’età è un marchio di fabbrica da campione. Nessuno può dire se arriverà al numero uno, ma se aggiusterà un po’ il servizio e capirà che qualche punto a rete, che pure non è il suo forte, può essere a volte una soluzione, certo starà molto in alto.

Berrettini ha già dimostrato quello che vale, con la vittoria in tre tornei Atp, una semifinale agli Us Open e la qualificazione al Master. È maturato un po’ dopo ma è capace di arrivare in fondo ai grandi tornei e ha un ottimo team. Il suo unico problema è forse una conformazione fisica che spesso gli causa infortuni muscolari da cui poi fatica a ritrovare la condizione.

Se però si vuole e parlare di talento puro, il nome è quello di Lorenzo Musetti, il 19enne carrarino già nei primi 100. Solo che gioca un tennis brillante, vario e imprevedibile, qualità rare ma non facili da replicare in uno sport dove si gioca tutti i giorni, e che richiede continuità per stare ai massimi livelli.

Se a questi tre aggiungiamo Lorenzo Sonego, magari meno talentuoso ma che come Musetti non conosce la paura, e Fognini, uno che con la maglia azzurra ha sempre dato il meglio di sé, non bisognerà meravigliarsi se l’Italia con questa squadra(a novembre primo turno a Torino con Usa e Colombia) sarà tra le grandi protagoniste della Coppa Davis. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa