Attenzione
Da Agnelli a Pirlo, una crisi annunciata
Dalla Superlega all’Europa League a volte il passo è breve. Non è un bel momento per Andrea Agnelli e la Juventus, sulla quale hanno sparato tanta di quella emme che neppure un impianto di neve artificiale sulle Alpi. La squadra, ovvio, segue a ruota. Anzi, la squadra la crisi bianconera l’ha anticipata, come vi stiamo raccontando da mesi. E così, visto che al peggio non c’è mai fine, è arrivato anche il sofferto pareggio di Firenze che mette il fuoco nelle vene all’Atalanta, al Milan e al Napoli. Ma anche alla Lazio. La corsa alla Champions League diventa un thriller e alla fine la Juve rischia di far la fine del maggiordomo: pagare per tutti. I rischi sono altissimi, legati in particolare a due partite sempre complicate con il Milan e l’Inter in calendario fra una quindicina di giorni. Se i bianconeri dovessero restar fuori dall’Europa che conta sarebbe davvero una sorta di nemesi, un vero disastro, economico prima che sportivo. Ceferin sta organizzando una festa.
Il pareggio con la Fiorentina diventa così lo specchio di tutta la stagione e di una squadra superficiale con un allenatore inesperto che non riesce a far capire ai giocatori l’importanza di queste partite “minori”. La Juve alla Viola ha lasciato quattro punti, ma anche al Benevento e moltissimi ne ha persi contro le squadre sulla carta più battibili. Dove sono finiti il cinismo, la concentrazione feroce, la sapienza nel capire le gare, patrimonio della Juventus? Ma ieri, al di là della grande prestazione della Fiorentina solida e concentratissima, la partita l’ha buttata via Pirlo con gli esperimenti del suo manuale del Piccolo Allenatore. Invece di continuare con il 4-4-2 che aveva dato equilibrio e risultati, l’allenatore è tornato incredibilmente al 3-5-2. Tre difensori centrali come De Ligt, Bonucci e Chiellini contro una squadra che gioca con un solo attaccante (Vlahovic) e pensa (giustamente) a difendersi. Morale? In mezzo al campo la Juve è sempre stata in inferiorità. C’è di più, contro la difesa viola, una delle più battute del campionato, Pirlo ha giocato senza centroavanti con il fantasma di Dybala e Ronaldo sperduto nel viale del tramonto. S’è corretto nel secondo tempo, ma la partita non l’ha raddrizzata completamente. Ancora dubbi che, comunque vada, l’allenatore vada cambiato? Ma se non sarà Champions, John Elkann rivolterà la Juve come un guanto e il nuovo organigramma è già pronto. Il cugino Alessandro Nasi presidente, un manager per risanare i conti, e poi ex juventini (Del Piero? Lippi? Trezeguet?) con un direttore sportivo, nei ruoli di Nedved e Paratici. Forse Zidane, se non Allegri in panchina.Nell’attesa, con la vittoria sul Verona c’è da esaltare per l’ennesima volta lo scudetto dell’Inter. Senza fare i veggenti o i fenomeni, è da gennaio che vi regaliamo le nostre certezze. Ora stanno arrivando tutti a benedire la compattezza e la personalità di questa squadra che ha offerto anche un calcio organizzato e geometrico esaltato da Lukaku. Mai banale. Ora il tema post scudetto è un altro: Conte resterà? Al di là delle polemiche montate (Conte forse le attira) e per molti versi pretestuose, la situazione è chiarissima e mi permetto di riassumerla interpretando il pensiero dell’allenatore. Conte resterebbe molto volentieri all’Inter. Ha bisogno di sapere un po’ di cose del tipo: 1) Resterà Zhang o dopo il prestito-tampone l’Inter sarà ceduta? 2) Saranno venduti giocatori come Lukaku per fare plusvalenza o il gruppo-base sarà confermato? 3) C’è un piano di consolidamento e rafforzamento? 4) La proprietà pensa a un’Inter competitiva per la Champions o no? 5) Marotta farà ancora parte del gruppo? Conte vuole continuità, certezze e obiettivi. E’ un perfezionista, e chi vince ha sempre ragione. —
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