Lutto
Rabbia Commisso «Io rispetto sempre tutte le regole, le grandi invece..»
Brunella Ciullini
Mentre si avvicina la sfida con la Juventus, Rocco Commisso rompe il silenzio stampa per fare ciò che in questi giorni la Fiorentina non aveva ancora fatto: intervenire sulla vicenda della Superlega. Così ieri il patron viola è uscito allo scoperto intervenendo ai canali ufficiali del club: «Il comportamento di Juve, Inter e Milan e delle altre nove squadre è stato irrispettoso, io sono venuto qui rispettando le regole e il sistema calcio italiano ed europeo. Non capisco perché non ci hanno coinvolto, non hanno sentito prima i loro tifosi. In Lega Calcio in teoria siamo tutti soci, in campo siamo rivali ma nel business siamo alleati per il bene del calcio. Perchè è mancata questa trasparenza? – chiede Commisso – una cosa chiedo, voglio assicurazioni che tutto questo non si ripeterà mai più». Ma ci sono anche altri aspetti che il presidente viola spiega e nel farlo non manca di puntare il dito contro il numero uno della Fifa Gianni Infantino: «Quelle 12 società prima del Covid avevano ricavi da quasi 600 milioni di euro annui, la Fiorentina 90. Non gli basta tutta questa differenza economica? Io sono scappato dagli Stati Uniti per venire in Italia perché mi piace il calcio come viene fatto qui, con tutti i suoi valori, i suoi principi, la meritocrazia, non mi piace il calcio chiuso come è in America e come ha permesso la Fifa, un calcio senza promozioni, senza meritocrazia. Per questo motivo sono rimasto sorpreso nel sentire Infantino reagire così davanti alla Superlega. Spero che da subito cominci ad applicare regole uguali per tutti, il calcio è uno sport mondiale ed essendo regolato dalla Fifa deve avere le stesse regole e applicarle in egual modo dappertutto. Il problema di fare entrare le private equity' (i fondi) nella Serie A è che loro poi ne decideranno il futuro e per me è inaccettabile. Io sono arrivato in Italia perché innamorato di questo calcio in cui sto mettendo molti soldi e porterò avanti le battaglie perché resti lo stesso che ho vissuto da bambino». —
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