Sicurezza
L’autogolpe e le sanzioni: oggi il verdetto
Sul tavolo c’è anche la possibile esclusione dalle Coppe La parola all’Uefa, intanto Barça e Real ci pensano ancora
ROMA. Vinta la battaglia-lampo, la Uefa è pronta per passare al contrattacco. La rivoluzione Superlega è stata stoppata, nonostante un amareggiato Florentino Perez continui ad assicurare che i “battistrada” non hanno alzato bandiera bianca, posizione condivisa da Andrea Agnelli, l'altro principale promotore della nuova lega e Joan Laporta. Progetto messo in stand-by, dunque, in attesa di tempi migliori. Ma quello è il futuro e si vedrà: il presente parla di pesanti strascichi da affrontare e possibilmente risanare. La Uefa, pur tirando un sospirone di sollievo, dopo aver riaccolto in casa i figlioli prodighi non può permettersi di archiviare tutto con un semplice colpo di spugna. Ci sono da valutare eventuali sanzioni per i secessionisti e soprattutto studiare il modo con cui evitare in futuro una rottura che, alle condizioni attuali, appare solo rimandata. La Yalta del pallone andrà in scena oggi, con l'atteso Comitato Esecutivo straordinario della Uefa. All'ordine del giorno, la definizione delle 12 sedi dell'Europeo. E poi, ovviamente, il caso Superlega.
Due le correnti che attraversano l'organo di governo del calcio europeo dopo i giorni della grande paura: chi chiede la sospensione di un anno dalle Coppe per le ribelli, chi invita a tendere la mano e raggiungere insieme a loro le condizioni per evitare altri scismi. Non ci sarà, come evocava qualcuno, la cacciata di Blancos, Manchester City e Chelsea dalle semifinali di questa edizione di Champions, anche perché in ballo c'è il non marginale dettaglio delle possibili richieste di risarcimento da parte delle tv.
Il numero uno Aleksandar Ceferin ha tutta l'intenzione di usare bastone e carota, almeno con alcuni club. E ha già anticipato il suo pensiero ad un'emittente slovena. Prima sgonfiando la minaccia: «Non c'è mai stata una Superlega. Era un tentativo di stabilire una fantomatica lega dei ricchi che non seguisse alcun sistema, che non avrebbe tenuto conto della piramide del calcio in Europa, della sua tradizione e cultura». Poi gonfiando orgogliosamente il petto: «Ci hanno tutti sottovalutato. Mi sorprende che non sapessero in quale situazione si trovassero». Quindi lanciando un avvertimento: «Le porte della Uefa sono aperte e allo stesso tempo tutti dovranno subire le conseguenze delle proprie azioni». In ogni caso, le diplomazie sono già al lavoro per la ricucitura. La Uefa proverà a venire incontro alle richieste dei ribelli, che poi sono tutte legate a questioni di natura economica. Contestualmente, l'organo di governo del calcio europeo si metterà al lavoro per blindare le competizioni con l'introduzione di clausole che scoraggino e puniscano altre fuoriuscite.
Quanto al nuovo format Champions, non è esclusa la possibilità di accelerare i tempi varandolo già nel 2022. Sarà sufficiente? E' quello che si vedrà. Perez ha chiarito che alcune ribelli sono ancora totalmente dentro il progetto Superlega. In più, chi ha deciso di abbandonare rischia, secondo il Daily Mirror, di andare in contro a potenziali richieste di risarcimento: 12 fondatori avevano sottoscritto clausole di uscita punitive fino a centinaia di milioni di euro una volta raccolti i fondi necessari per far partire il programma grazie all'intervento di JP Morgan. Le clausole si sarebbero però attivate soltanto una volta iniziata la competizione. Cosa che al momento non sembra essere più possibile.
Oltre al delicato fronte Uefa, gli scissionisti devono guardarsi anche da quello interno, le rispettive leghe nazionali. In Inghilterra c'è chi non intende fare sconti alle big 'pentite'. I sei dirigenti delle società iscritti alla Superlega sono stati invitati a dimettersi dai loro incarichi in seno alla Premier League. I dirigenti degli altri 14 club sono pronti a sfiduciarli nelle varie commissioni in cui siedono. Intanto, però, allo studio c'è una Premier allargata alle due big di Scozia, Celtic e Rangers. A differenza di quanto accaduto con la Superlega, il progetto sarebbe sostenuta da Fifa, Uefa e dal governo del Regno Unito. In Spagna è arrivata un'altra dura presa di posizione da parte della Liga: oggi si sono riuniti i 39 club non invitati a far parte della Superlega per discutere del progetto e i presenti lo hanno respinto all'unanimità. Il numero uno della Liga Javier Tebas ha comunque chiarito che «non applicheremo misure sanzionatorie». In Italia, riflettori ovviamente puntati su Juventus, Milan e Inter. In casa bianconera il flop Superlega indebolisce la posizione di Agnelli, che ha smentito i rumors riguardanti le dimissioni. Per ora.
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