Italia
Superlega, è l’unica via per rianimare il pallone
IL COMMENTO. Sono almeno dieci anni che le grandi società chiedono inutilmente all’Uefa un vero campionato d’Europa, una nuova Champions, le riforme necessarie per modernizzare e riorganizzare il pallone per avere più utili da distribuire meglio
Vade retro Superlega, Satana del pallone! Immagino che qualcuno dei signori della Fifa e dell’Uefa avrà fatto degli esorcismi, ora mi aspetto anche il rogo in piazza delle fotografie di Florentino Perez e Andrea Agnelli. Ieri abbiamo vissuto una giornata da Medioevo del calcio, tra populismo e demagogia, piena di ipocriti e farisei, con i Grandi Sacerdoti che hanno parlato alla pancia dei tifosi. Sono arrivati a dire «vogliono far vedere le partite solo ai ricchi» per spiegare lo Scisma dei Dodici che si vogliono organizzare un campionato per conto loro. Non commento l’intromissione dei politici che, invece di pensare a costruire campi e dare una mano alle società giovanili, dicono cose che non conoscono. Ma scopro l’acqua calda. Non abboccate al «mamma mi rubano i campionati!». E allora, vogliamo opporre un ragionamento a chi cerca di parlare solo alla nostra pancia?
Domanda: vi piaceva il calcio fino a ieri? Funzionava tutto, era organizzato bene? O piuttosto non abbiamo sempre parlato di gigantismo, spese folli, scandali, debiti, calendari ingolfati, società sull’orlo del fallimento, giocatori strapagati, procuratori sanguisughe, campionati da riformare, Champions League da rivedere, gironi di Europa League inguardabili, serie A con troppe squadre e via dicendo? Bene. Questo era ed è il calcio organizzato dalla Fifa, dall’Uefa e dalle Federazioni che qualcuno ora vorrebbe santificare. E poi, non diciamo che da noi si gioca male, che ci appassioniamo a vedere gli incontri internazionali, che la gente vuole i campioni e non a caso a vedere i campionati minori non ci va più nessuno? Lo dicevamo o no? E allora, di che parliamo? È chiaro che per altri veri restiamo legati al calcio dei campanili, dei valori, delle nostre radici e quello resterà per sempre. È evidente che il pallone è di tutti e di tutti dovrà restare, popolare come sempre. Ma è anche vero che il mondo cambia, evolve. Che i gusti dei tifosi mutano. Nel frattempo abbiamo conosciuto un altro calcio più spettacolare, figlio del business, ci abboniamo alle tv per vedere le partite più belle, dovremo tornare indietro o fermarci qui? Assurdo.
Sono almeno dieci anni che le grandi società chiedono inutilmente all’Uefa un vero campionato d’Europa, una nuova Champions, le riforme necessarie per modernizzare e riorganizzare il pallone per avere più utili da distribuire meglio. Quelle grandi società che, ammettiamolo, sono la locomotiva del movimento. La Superlega è anche figlia di tutto questo, una ribellione all’immobilismo di Fifa e Uefa, organismi elefantiaci, allergici ai cambiamenti, clientelari, attenti alla gestione del potere. Dunque spero, penso, che questa fuga in avanti dei Club dei Dodici non venga solo demonizzata, ma serva a riflettere. Nessuno pensi a una provocazione: fanno sul serio. Ma lo scontro duro farà danni incalcolabili a tutti, Nazionali europee comprese. Se qualcuno pensa di stoppare la Superlega potrebbe fare la fine di chi voleva fermare il Cavallo di Ferro nella prateria. Con la giusta diplomazia, forse lo strappo si può ancora indirizzare su binari condivisi. Mettere insieme le esigenze di modernizzazione del calcio e fare business, salvaguardando le radici e i valori dello sport credo sia ancora possibile. Anzi, obbligatorio. —
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