Proteste
Per la Superlega il dado è tratto, l'Uefa in ritardo
Il commento. Si profila una guerra di denari, aspettando qualcuno capace di inventarsi un altro monologo simile a quello di Menenio Agrippa
Tenetevi forte perché ci siamo: dopo anni di indiscrezioni, illazioni, conferme e smentite, il progetto destinato a cambiare il calcio è realtà. O quasi. Chiamatela Superlega, Nba del pallone, ma una dozzina fra le società più forti d’Europa hanno deciso di dare un’accelerata per cominciare subito, dall’autunno prossimo. Alla faccia dell’Uefa.
Trattasi, ovviamente, di rivoluzione e ci vuol poco a capirlo. Al progetto hanno aderito (per ora) oltre a Real Madrid e Juventus anche Barcellona, Atletico Madrid, Inter, Milan e sei inglesi, le due di Manchester, Chelsea, Liverpool, Tottenham e Arsenal. L’obiettivo è arrivare a venti top club, la quarta italiana dovrebbe essere la Roma.
L’idea in sostanza è questa: noi siamo le squadre che offrono lo spettacolo e attirano masse enormi di denaro, che in gran parte vanno nelle casse dell’Uefa e non nelle nostre. Siamo stufi, dicono in sintesi questi top club, di tenere in piedi tutto il movimento. Cosa succederà?
Durissima la reazione dell’Uefa e delle federazioni nazionali, compresa quella italiana, che minacciano di cacciare dai campionati le società ribelli e di non convocare i giocatori per le nazionali.
Come finirà non lo so, posso ipotizzare che se parte una valanga del genere sarà dura fermarla. Si profila una guerra di denari, aspettando qualcuno capace di inventarsi un altro monologo simile a quello di Menenio Agrippa. Per metterla sul pesante posso aggiungere che comunque il dado è tratto.
È ormai evidente da anni che i tifosi, soprattutto i giovani, si appassionino al grande calcio, ai grandi club. Da sabato sera si guarda solo il gol di Messi. Da dieci giorni si discute di Psg-Bayern, non è più tempo di campanili. O almeno, quello resterà il calcio del cuore e della passione, questo è il business e lo spettacolo. Se negli anni l’Uefa avesse capito e si fosse dimostrata aperta alle sollecitazioni, avrebbe evitato lo strappo. Ora mi sembra tardi, ma ne vedremo delle belle e delle brutte.
Chi conosce l’Nba aspetta a gloria un vero campionato d’Europa, spiegatelo a Ceferin.
In attesa, nel nostro orticello, la Juventus con o senza Ronaldo (come ieri) continua a faticare. E se è vero che la sconfitta con l’Atalanta è frutto di un episodio e lo zero a zero forse sarebbe stato più giusto, è altrettanto evidente come diciamo da tempo che per Pirlo non sarà facile conquistare la Champions (per ora quella vecchia) e la conferma in panca.
Il Milan, ad esempio, fatica ma ha più rabbia. Sarà una bella lotta per conquistarsi i posti nell’Europa che conta.
Come per la corsa salvezza con due squadre purtroppo quasi in B (Crotone e Parma), e la Fiorentina partita per stare a ridosso della zona Uefa, clamorosamente invischiata a sorpresa.
Ha un calendario pessimo compreso lo scontro diretto a Cagliari, ma soprattutto è una squadra spaventata e in confusione, figlia di quattro cambi d’allenatore in un anno e mezzo e di una società inesperta. L’entusiasmo e i soldi di Rocco Commisso, presidente più ricco dopo Zhang, potrebbero non bastare per le troppe scelte sbagliate e per l’idea che fare calcio a New York con i Cosmos sia uguale a farlo in Italia. Domani sera il destino sarà in agguato: la sfida contro Juric, l’allenatore sedotto e abbandonato dalla Fiorentina l’estate scorsa, potrebbe diventare decisiva. –
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