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«Stregato da Inter e Napoli Ma oggi non c’è storia, i nerazzurri perderanno»

Luca Tronchetti

Salvatore Bagni, ex di entrambe le squadre, racconta storia e aneddoti della sua carriera nel giorno della super-sfida: «Conte vincerà lo scudetto, ma al Maradona non passerà» 

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Luca Tronchetti

Sarebbe rimasto all’Inter a vita se non fosse entrato in rotta di collisione con il presidente Ernesto Pellegrini che aveva appena rilevato la Beneamata da Ivanoe Fraizzoli. Così, nonostante due anni di contratto, preferì seguire a Napoli uno degli allenatori più importanti della sua vita calcistica: Rino Marchesi. Fu la sua fortuna perché proprio in quella stagione (1984-85) gli azzurri da squadra in lotta per la salvezza diventarono la squadra di Diego Armando Maradona che seppe incantare e vincere. Per Salvatore Bagni, 64 anni, originario di Correggio (la città di un grande cantautore e tifoso nerazzurro doc come Luciano Ligabue), Napoli-Inter è una sfida diversa dalle altre. Tre stagioni in nerazzurro e quattro in azzurro non si possono dimenticare. Specie quando in entrambe le piazze si vince un trofeo. Coppa Italia nell’Inter stagione 1981-82, con la prima convocazione in azzurro al mundialito contro l’Olanda, e splendida accoppiata Scudetto-Coppa Italia nel 1986-87 con il Napoli trascinato dal Pibe de Oro.

LA SCELTA

Da una squadra amatoriale (Kennedy Carpi) alla serie A con il Perugia dei miracoli (imbattuto, ma secondo nel campionato 1978-79 dietro al Milan di Rivera e dello scudetto della stella) sino al sogno del grande club: l’Internazionale: «Fu quel galantuomo del presidente umbro, Franco D’Attoma, a decidere la mia cessione alla Beneamata. – racconta l’ex centrocampista che vive a Cesenatico e con il figlio è consulente di mercato e tratta calciatori in tutto il mondo –. Non stavo nella pelle dalla felicità. Giocare con una delle due-tre squadre più forti d’Italia mi riempiva d’orgoglio. Mi sono trovato bene con la città, i compagni, i tifosi e i tre allenatori avuti: Bersellini, Marchesi e Radice. Splendide persone che mi hanno trasmesso i valori positivi della vita. All’Inter sarei rimasto per sempre. L’affetto di quella tifoseria è incredibile. Saranno pure esigenti, ma quando dai tutto per la maglia ti sono riconoscenti in eterno. Peccato che dopo due anni e mezzo arrivò un nuovo presidente e le cose cambiarono».

Ernesto Pellegrini voleva assolutamente riportare Bagni nella posizione originaria dove aveva brillato nel Perugia di Castagner: ala destra. «Io non ci volevo più giocare e Marchesi, una grande persona con cui mi sento ancora una volta alla settimana, mi aveva trovato il ruolo ideale: centrocampista centrale. In quella posizione ho riconquistato la maglia azzurra indossando quella prestigiosa casacca sino a 31 anni». Tra il presidente e il mediano ci fu un furibondo litigio al termine di una partita. «Colsi la palla al balzo e stracciai il contratto. Marchesi era al Napoli e avrei giocato nel ruolo che prediligevo». Si chiude una porta e si apre un portone.

L’AMICO DI MARADONA

Bagni, il Napoli e Maradona. «Sono passati più di trent’anni, ma quella città è casa mia. Ci vado una volta alla settimana e non mi fanno pagare neanche un caffé. Al ristorante ti stendono i tappeti rossi e quando ti alzi da tavola e chiedi il conto si offendono. Napoli è una città magica. Sono emiliano, ma l’affetto dei partenopei per i giocatori che facevano parte della squadra del primo scudetto non si può neanche immaginare. Pensi che persino per uno come me gli artigiani di San Gregorio Armeno realizzarono una statuina con le mie fattezze e la maglia numero 4 che tengo ancora nel soggiorno di casa. Maradona? Per me è stato più di un fratello. Tutte le estati, assieme alle figlie e alla seconda moglie, le ha passate da me a Cesenatico. Lui era il calcio: ci ha fatto vincere e ha riscattato il Sud dall’egemonia delle squadre di Milano e Torino».

IL RECORD SI INTERROMPE

Per Bagni l’Inter conquisterà lo scudetto, ma il record di vittorie consecutive si fermerà a quota undici: «Scrivilo pure: stasera al Diego Armando Maradona la Beneamata non vince. Gattuso, un caro amico che quando giocava s’ispirava al sottoscritto, è persona coerente e non resterà al Napoli. Ma condurrà gli azzurri in Champions. Per me davanti con Mertens, Insigne, Zielinski, Lozano, Politano e Osimhen i campani non sono secondi a nessuno. L’Inter, che ha dimostrato di essere la più forte grazie anche alla cocciutaggine di Conte che resta uno dei migliori tecnici d’Europa, merita di vincere il suo scudetto numero 19 e di aprire un ciclo. Ma per i nerazzurri battere il Napoli al vecchio San Paolo è sempre stata impresa complicata». —

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