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FORMULA 1: IL PILOTA DEL CAVALLINO 

Sainz, un secchione per la Rossa «Ferrari? Guardo, studio, imparo»

Sainz, un secchione per la Rossa «Ferrari? Guardo, studio, imparo»

«Voglio stare il più possibile a Maranello per capire al meglio ogni dettaglio Mio padre mi ha detto: mangia, o verrai mangiato. E ora sono meno buono»

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MILANO. «Un buon inizio, più per le sensazioni che per il risultato. L’ottavo posto non è niente di speciale, ma non mi aspettavo di adattarmi cosi' rapidamente alla squadra e alla macchina. Sono riuscito ad andare veloce da subito, ma voglio molto di piu»". Con queste parole Carlos Sainz archivia il Gp del Bahrein, il primo al volante della Ferrari. Nella settimana che porta al secondo appuntamento del Mondiale nello storico circuito di Imola, lo spagnolo parla del suo approccio con il team di Maranello e della sua fama...da secchione. «E' un approccio fondamentale soprattutto al primo anno in una nuova scuderia. Da fuori non si capisce come sia diverso cambiare team e monoposto. E' un altro mondo, un'altra categoria: normale che al mio primo Gp con la Ferrari non sia lo stesso Carlos del Gp numero 40 con la McLaren. Li' sapevo tutto: cosa fare con l'ala anteriore, con il differenziale, come partire, come indirizzare lo sviluppo. Procedure che ora devo apprendere, perciò voglio stare il più possibile a Maranello». Memorizzando tutto: «Me lo ha insegnato papà: a 11 anni mi chiedeva di ricordare la pressione delle gomme, il set-up, il tipo di assale. All'inizio è stato difficile dargli retta, non capivo perchè dovessi sapere tutto. Solo ora l'ho compreso e mi sta aiutando tantissimo in F1, senza quella lezione non sarei cresciuto».

Di lezioni dal padre, leggenda del rally, ne ha avute tante: «E' sempre stato al mio fianco, pure quando sbagliavo, ma io sono più tranquillo rispetto a lui che è sempre carico. Come mamma, sento di meno la pressione. Vivo più rilassato». Ha avuto a che fare sin dall'inizio con avversari motivati dal suo cognome. «Sono abituato a lottare da sempre. Con gli altri facevamo merenda insieme, ci vedevamo la sera per una pizza, ma dopo in pista mi buttavano fuori. Volevano superarmi a ogni costo, finche' qualcosa non e' cambiato nella mia test, papà mi disse: 'Mangiateli o sarai mangiato'. Cosi' sono diventato piu' cattivo, ho smesso con le pizze per non sentirmi amico di nessuno. Ero li' per correre, non per fare nuove conoscenze. Alcuni pensano che siamo troppi giovani per la Ferrari, ma io ho 26 anni e sono alla settima stagione in F1. Ho le capacità per aiutare questa squadra a tornare nelle posizioni vincenti. Di Charles già si conosce il valore, lo ha dimostrato. Stiamo spingendo forte a Maranello, siamo sempre al simulatore, con ingegneri e meccanici. Due piloti giovani portano una grande energia, siamo carichi e abbiamo voglia di vincere. Il modello? Lo Schumacher del 2004, all'apice della carriera. Vorrei stare accanto a lui solo per sapere come è diventato leader. E poi Gilles Villeneuve, l'ho conosciuto dai racconti di mio padre e su Youtube. Anche Lauda e Alonso, ma Fernando lo conosco di più». L'obiettivo e' riportare il Mondiale a Maranello. «Siamo un po' lontani ora, ma il mio traguardo è lottare per avere questa possibilita' in futuro». Difficile battere uno come Lewis Hamilton che vince anche quando non e' favorito come in Bahrein. «Ha tutte le qualita' che un pilota vorrebbe avere. Non ha punti deboli». —

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