Gioco
Bollesan, addio al gigante «Il padre del rugby italiano»
È MORTO UN GIORNO DOPO CUTTITTA, RICORDATO DAGLI ALL BLACKS
Alessandro Cecioni
Se ne sono andati in 48 ore uno dietro l’altro, il primo battuto dal Covid, l’altro da una vecchiaia complicata, che lo aveva messo da tempo a tu per tu con i ricordi, lontano dal presente. Massimo Cuttitta e Marco Bollesan, due monumenti del rugby italiano, opposti nei comportamenti, figli di epoche diverse, eppure così uguali nell’incarnare lo spirito del rugby. «Io su Marco non riesco a dire niente. E’ morto mio padre nel rugby e lo piango come ho pianto il mio vero padre. E sto male», ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Federugby, Marzio Innocenti. Bollesan era l’allenatore della nazionale della prima Coppa del mondo, 1987, in Nuova Zelanda, Innocenti di quella squadra era il capitano. Prima partita con gli All Blacks, prima nella storia della Coppa del Mondo, il match inaugurale. Perdemmo 70 a 6. Eppure all’inizio della ripresa eravamo sul 14-6. «Poi – ricordava solo qualche anno fa Bollesan – Ghizzoni nei nostri 22 finge di calciare e prova a contrattaccare. Lo portarono di peso in meta e la partita cambiò. Maledetto lui». E qui, raccontandolo, Bollesan faceva la cosa che gli riusciva meglio fuori dal campo: rideva. Stringendo gli occhi azzurri, diventando paonazzo. Ghizzoni a quel mondiale non giocò più. Sì fuori dal campo Bollesan era l’amico con cui avresti passato ogni serata, ad ascoltarlo parlare dei mille aneddoti di cui era stato protagonista. “Era un piacere stare con lui – ricorda Nino Saccà, avvocato livornese, ex vicepresidente della Fir ed ex presidente del Livorno – quando allenava il Livorno, quattro anni fantastici fra il 1989 e il 1993, sesti in A1 miglior risultato di sempre, veniva ogni giorno da Genova, sempre puntuale, e il venerdì restava per la cena conviviale, una nostra usanza, ed era fantastico ascoltarlo». Bollesan a Livorno portò giocatori di calibro internazionale, uno su tutti David Knox, estremo-apertura dell’Australia. «Eravamo una bella squadra e lui fece un grande lavoro, bravo il presidente Massimo Fraddanni che lo ingaggiò». L’amico di bevute e racconti fuori, il condottiero che non guarda in faccia nessuno in campo, il capitano che esce insanguinato, che non si tira mai indietro, che trascina con l’esempio. Perfetto nei placcaggi, dirompente nelle ruck che allora erano violenza allo stato puro. E la Federugby, sui social, annunciandone la scomparsa ieri a 79 anni, ne avrebbe fatti 80 il sette luglio, ha messo una foto inusuale: Bollesan con la testa fasciata durante un incontro. L’omaggio al gladiatore. Massimo Cuttitta giocava pilone, ruolo ostico, ma ai suoi tempi, ha giocato dal 1985 al 2006, era sofferenza pura. Per dire quanto grande fosse basta un tweet di ieri degli All Blacks: «Stiamo mandando Aroha (amore in maori) alla nostra famiglia italiana del rugby. Massimo Cuttitta ci mancherai». —
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