La protesta
Jacques, il figlio del rombo 50 anni di vittorie e “pazzie” dell’erede di Gilles Villeneuve
Cinquant'anni vissuti col piede sull'acceleratore, senza peli sulla lingua e con la capacità di sparigliare le carte all'interno del Circus della Formula 1 con la sua personalità. In mezzo secolo di vita Jacques Villeneuve non si è mai tirato indietro, prendendo di petto qualsiasi situazione e affrontandola con coraggio dall'interno della sua corazza. Jacques è stato costretto a crescere in fretta e a diventare ben presto l'uomo di famiglia dopo la morte di papà Gilles, indimenticato pilota Ferrari scomparso nel 1982 in un terribile incidente durante il Gran Premio del Belgio. Eppure, nonostante la tragedia, la strada del piccolo Villeneuve era ormai tracciata: il paddock era già casa sua, quando possibile seguiva Gilles in giro per il mondo, con gli occhi che brillavano nelle foto d'epoca rubate mentre era al volante della Rossa parcheggiata nei box. Testardo come pochi, Jacques ha seguito la propria natura andando anche contro la volontà di mamma Joanna, ancora scottata dalla perdita del marito. La voglia di gareggiare e bruciare le tappe, però, era troppa e quando a Villeneuve fu chiesto di scegliere tra scuola e gare, per lui non c'è stato il minimo dubbio. Dal Canada alla Formula 3 italiana, passando per Formula Nippon e ritorno in America per la Formula Atlantic, prima delle vittorie nel Campionato CART e in una folle 500 Miglia di Indianapolis del 1995: due trionfi col numero 27, lo stesso di papà Gilles in Ferrari. Durante la sua esperienza decennale in Formula 1, Jacques non ha mai fatto parte della scuderia di Maranello. Anzi, nel 1997 inflisse alla Rossa una delle più cocenti delusioni in un Mondiale. Dopo il titolo solamente sfiorato alla stagione d'esordio nel '96 con la Williams, Villeneuve ci riprova l'anno successivo ingaggiando un duello senza esclusione di colpi con sua Maestà Michael Schumacher. Una lotta appassionante giunta al GP sul circuito di Jerez de la Frontera, l'ultimo in calendario, con un solo punto di vantaggio del tedesco sul canadese. E nel corpo a corpo decisivo del 47° giro è Jacques a spuntarla, sul tentativo di Schumacher di chiudere la traiettoria terminato con la sua Ferrari "spiaggiata" nella sabbia. In trionfo, capelli biondo platino più da rockstar che da pilota e la sensazione di aver chiuso un cerchio iniziato nel nome del padre. Guai, però, a dirlo a Villeneuve: con la schiettezza che lo contraddistingue, il canadese ha sempre sostenuto di correre per se stesso pur non intaccando l'affetto che lo legava a papà Gilles, tanto da dedicargli la canzone 'Father' nel disco 'Private Paradise' pubblicato nel 2006, in uno dei tanti progetti collaterali della sua vita. Dopo il titolo del '97 e i cambi di regolamento, Villeneuve sposo' il progetto BAR del suo manager Pollock perdendo competitività, chiuse con la parentesi in Renault e il biennio in Sauber sempre lontano dai migliori, ma la sua figura resta ancora oggi tra le più vive nel panorama motoristico. E chissà che non possa tornare di nuovo di moda, magari per un ultimo, folle assalto a Le Mans. —
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