Gioco
Conte, l’inizio e la fine
Il primo scudetto con la Juve. E ora gli scuce il decimo
MILANO. Il ciclo della Juve comincia e finisce con Antonio Conte. L'artefice dei primi tre scudetti, al timore dell'Inter, probabilmente sottrarrà alla sua ex squadra il decimo sigillo di fila. Si chiuderà così il cerchio e l'Inter tornerà a dominare la scena come non accadeva dai tempi di Mancini e di Mourinho. All'epilogo mancano poco meno di mille minuti in cui l'ex ct azzurro dovrà gestire un vantaggio di 6 o 9 punti, a seconda del risultato del recupero col Sassuolo di mercoledì 7. Un margine ampio considerando la sostanza del club, la qualità del tecnico e la profondità della rosa. Sarà uno scudetto nel segno di un contropiede micidiale gestito dal trascinatore Lukaku e dal maturato Lautaro, dalle sgroppate imperiose di Hakimi, dalla regolarità di Brozovic e dalla vivacità di Barella, con una difesa blindata dalla potenza di Skriniar, dalla consistenza di De Vrij e Handanovic, dalla freschezza di Bastoni con le ciliegine sulla torta Eriksen e Perisic, rigenerati da Conte dopo un lungo ostracismo. Alexi Sanchez, Vidal, D'Ambrosio e Sensi, tra gli altri, stanno dando una poderosa mano. Se finirà così sarà l'apoteosi per Antonio Conte che riacciufferà lo scudetto a quattro anni dalla cavalcata in Premier col Chelsea. È una stagione anomala quella che si avvia al rush finale, disputata senza pubblico e col flagello covid , ma che può riservare ancora spettacolo e sorprese. Il Milan di Pioli, col ritorno del condottiero senza tempo Ibrahimovic, la qualità di Kessie, l'estro di Calhanoglu e la potenza di Hernandez, spera di approfittare di un crollo dei nerazzurri, ma intanto cerca di blindare il secondo posto e la Champions, oggetto del desiderio di Juve, Atalanta, Napoli con Roma e Lazio in ritardo. La Juve è la delusa della stagione visto che ha ciccato anche la Champions. Pirlo paga l'inesperienza, un centrocampo rivoluzionato e gli acciacchi dei difensori. I tanti gol di Ronaldo e l'adattamento di Chiesa non compensano le battute a vuoto. L'Atalanta, coi gol di Zapata, del subentrante Muriel e dell'incursore Gosens, l'estro di Ilicic, può ambire al quarto posto ma dovrà vedersela col Napoli di Insigne e Zielinski, che vuole fare un regalo a Gattuso prima dell'addio. Poche le possibilità della Roma di Fonseca, forte coi deboli e debole coi forti. Alla Lazio servono i gol di Immobile per supportare Milinkovic e Luis Alberto, ma non sarà facile recuperare il gap per Inzaghi, in uscita a fine anno. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google