Gioco
Myers, l’uomo chiamato retina I 50 anni del cannoniere riminese che ci portò sul tetto d’Europa
RIMINI. «Il colore della pelle mi ha creato qualche difficoltà, niente di irreparabile o invivibile. Non e' stato comunque facile, ho dovuto rendere il doppio degli altri, ma il Signore e' sempre stato con me e mi ha dato la forza di non arrendermi mai». Tra quattro giorni Carlton Myers, icona della pallacanestro italiana, portabandiera azzurro alle Olimpiadi di Sydney del 2000, compie 50 anni. A 9 anni lasciò Londra dove era nato da padre caraibico e madre italiana per trasferirsi a Rimini.
«Negli anni '80 c'era un benessere economico fiorente e poi io avevo la mamma, la nonna, i miei cugini, la sera avevo un letto, ero curato e facevo una vita normale e comunque avevo anche mio papa' seppure in Inghilterra». Per l'uomo che detiene ancora il record di punti in una gara (87) «il razzismo ci sara' sempre nel mondo, purtroppo..."» anche se per lui e' stato tutto un po' diverso e il grazie va anche all'allora Presidente del Coni Gianni Petrucci, che lo scelse per l'importante ruolo ai Giochi del 2000 dopo la vittoria dell'Europeo della squadra di Boscia Tanjevic nel 1999. Famosa la scena di Myers con il pallone sotto la maglia dopo la finale vinta a Parigi. «Se sono riconosciuto ancora oggi per le strade e' grazie a Petrucci – dice Myers – mi ha sempre detto che sarei stato ricordato soprattutto per i successi con la Nazionale, mi ha sostenuto nell'estate del '98 in circostanze nelle quali avevo giustamente tutti contro e per questo non l'ho ringraziato abbastanza. Aveva ragione, anche se i tifosi della Fortitudo si ricordano scudetto e coppe».
Il momento piu' buio è stato dopo la finale 1 contro Treviso «quella volta che poi con la Fortitudo abbiamo vinto il titolo (contro cinque finali perse in carriera tra cui la famosa con il tiro da 4 di Danilovic), quelli belli è facile ricondurli allo scudetto, all'Europeo vinto con la Nazionale ed all'emozione della sfilata a Sydney. Allenatori? Papini il primo, Cardaioli, Pasini, Bernardi, Bianchini, Tanjevic, Messina, Recalcati in ordine sparso, ognuno e' stato fondamentale.
Giocatori? Mi sono sentito protetto l'anno di Vrankovic alla Fortitudo, c'era un totem in mezzo all'aria, avevo grande feeling con Darnell Valentine nei primi anni a Rimini e sono ancora legato affettivamente con Basile e Bonora». —
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