Italia
L’uomo sbucato dal nulla, Stuyven beffa tutti i big
Milano - Sanremo. «Ho giocato l’all-in, come al Casinò». Van Aert e Val der Poel attendisti, gli italiani ancora in ombra
Sanremo ancora stregata per i ciclisti italiani, come recitavano i pronostici della vigilia e vittoria meritata del ventinovenne belga Jasper Stuyven, un roccioso fiammingo di Lovanio della Trek Segafredo. Stuyven ha il notevole merito di avere indovinato il momento giusto per piazzare la botta vincente. Si era a duemila metri dal traguardo di via Roma e il coriaceo atleta belga faceva parte del gruppetto scremato dall'ascesa al Poggio, lungo la quale l'iridato Alaphilippe è stato l'unico a tentare un allungo prima dello scollinamento.
«Troppi velocisti, mi sono detto e così ho voluto giocare come se fossi stato al Casino di Sanremo, o tutto o niente. È andata bene e ora sono al settimo cielo anche se non riesco ancora a capacitarmi di avere vinto questo Monumento del ciclismo». Sono queste le dichiarazioni a caldo rilasciate da Stuyven, giunto all'undicesima vittoria di una carriera professionistica dignitosa. Delle affermazioni quasi tutte casalinghe,tra le quali figurano due semiclassiche fiamminghe come la Kuurne-Bruxelles Kuurne e l'Omloop Het Nieuwsblaad, mentre ad oggi i suoi migliori piazzamenti nelle Grandi Classiche erano stati un settimo posto al Giro delle Fiandre oltre a un 4° e un 5°posto alla Parigi-Roubaix.
Gli sconfitti di giornata rispondono senza dubbio ai nomi di Van Aert e Van Der Poel, i favoriti della vigilia ma risultati fin troppo attendisti, ma probabilmente allarmati dalla presenza nel gruppo di testa di quel marpione velocissimo di Ewan. Alaphilippe ci ha provato, salvando almeno la faccia con uno scatto in salita nel finale, mentre degli italiani meritano una citazione Sonny Colbrelli, ottavo, insieme all'attento Nibali, 35°, che qualcuno ha voluto individuare nel ruolo di gregario di giornata per Stuyven. Resta comunque il fatto che abbia vinto un marchio italiano, Segafredo anche se ciò costituisce una magra consolazione. Sono invece saltati sul più bello Bettiol, fermato dai crampi e che adesso cercherà la rivincita nelle Classiche del Nord a lui più congeniali e il sempre più enigmatico Viviani, da caso sportivo a caso umano. Si è rivisto Trentin, 12°, ha un po' deluso Nizzolo, 18°, mentre sono da considerare senza infamia e senza lode l'ignavo Ballerini e Ganna, autore di una bella sparata all'abbrivio del Poggio.
A dispetto dei 299 chilometri in programma la cronaca della Milano-Sanremo numero 112, disputata in una stupenda giornata di sole, è risultata assai scarna. Pronti-via e si portano baldanzosamente al comando in otto: gli italiani Nicola Conci, Andrea Peron, Filippo Tagliani, Alessandro Tonelli, Mattia Viel, il francese Charles Planet, l'olandese Taco Van Der Hoorn e il danese Mathias Norsgaard Jorgensen. Il plotoncino è bene assortito, l'accordo tra i battistrada viene subito raggiunto, ed è tale da permettere di ottenere il vantaggio massimo di 7.30” sul gruppo. Alcune curiosità: tra gli otto di testa gli unici ad avere vinto gare tra i Professionisti sono Van Der Hoorn (5), lo statuario danese Norsgaard (2) alto 2 metri e 3 centimetri e il nostro Tonelli (1).
La fuga si protrae per 260 chilomenri e termina sulla salita di Costa Rainera/Cipressa quando i big iniziano a darsi battaglia. Le accelerazioni dei team Ineos e Jumbo-Visma frazionano il gruppo principale in più tronconi ma è come sempre il Poggio che sovrasta Sanremo, 3,7 chilometri alla pendenza media del 4%, che consente ai più forti di emergere. Come detto in precedenza Alaphilippe scatta sul tratto più duro, giusto prima di scollinare, ma al termine della discesa si ritrovano a condurre la corsa tutti i favoriti della vigilia. E' a quel punto che lo scaltro Stuyven si avvantaggia con decisione e piazza il colpo . —
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