Gioco
Marv disse a Mazzinghi: «A vedere i tuoi incontri mi sono entusiasmato»
Uno dei figli del grande Sandro e l’incontro tra i due campioni
Addio Marvin Hagler. La boxe perde uno dei suoi campioni leggendari. Uno dei più grandi pesi medi della storia. È morto a 66 anni nella notte nel New Hampshire, come ha fatto sapere la moglie con un post sui social, senza dare ulteriori notizie sulle cause del decesso. «Mi dispiace fare un annuncio molto triste. Oggi purtroppo il mio amato marito Marvelous Marvin è morto inaspettatamente a casa sua qui nel New Hampshire», ha scritto. "La nostra famiglia chiede di rispettare la privacy in questo momento difficile». David Mazzinghi, uno dei figli del grande Sandro, lo ricorda per noi.
***
Lo confesso: ho avuto una fitta al cuore quando ho appreso la notizia della morte improvvisa e inaspettata di Marvin.
Col nodo alla gola assieme a mio fratello Simone ho letto e riletto quelle poche righe che annunciavano la sua scomparsa perché non credevamo ai nostri occhi.
Vinta la commozione il primo istinto è stato quello di dirlo a nostro padre, scomparso da poco: perché così avremmo fatto se non ci avesse lasciato da pochi mesi. E so quanto il nostro Sandro stimasse Marvin e quanto Marvin stimasse lui.
Hagler prima che una stella del ring era un vero grande amico di famiglia, un uomo perbene, sensibile, educato. La prima volta che lo incontrai fu nel 1990, in Spagna a Siviglia nell’ambito del 31esimo Word Convention della WBC dove a mio padre e a Hagler consegnarono la corona di Campione mondiale WBC.
Andammo là con la famiglia al completo, c’era anche mia mamma Marisa (che ha conservato i biglietti dell’aereo) e Simone. Io non avevo compiuto ancora 21 anni. Fu un’emozione fortissima. Marvin fu davvero molto gentile e venne a salutarci scambiando qualche parola in italiano che aveva appreso soggiornando spesso a Milano.
Sandro e Marvin si strinsero la mano, poi “The Marvelous” si rivolse a mio padre: «Sandro ho rivisto i tuoi incontri e mi sono entusiasmato; sei stato davvero un grande pugile e un grande combattente. Credo – aggiunse – che entrambi, anche se in epoche diverse, abbiamo interpretato la boxe allo stesso modo, andando sempre all’attacco in maniera corretta, senza paura: per questo abbiamo conquistato il cuore dei tifosi» .
Mio padre sorrise, lo guardò negli occhi e lo abbracciò: «Caro Marvin, anch’io mi entusiasmavo nel vedere i tuoi combattimenti ed ho anche pensato che le nostre storie sono simili, per gli inizi, i trionfi e le sconfitte...».
In effetti mio padre e Marvin Hagler, anche se uno superwelter e l’altro peso medio, avevano tante similitudini nel modo di combattere; la più marcata era la capacità di lavorare l’avversario ai fianchi sino a indebolirlo per poi partire col jab al volto, destro o sinistro, a seconda dell’avversario.
E quando babbo parlava di sconfitte si riferiva ovviamente alla sua nel secondo match con Nino Benvenuti e a quella di Marvin con Ray Sugar Leonard, una sconfitta ai punti per decisione non unanime dei giudici che costò il titolo mondiale al povero Hagler, che dopo sette anni di regno sul trono mondiale dei pesi medi abdicò con rabbia nell’aprile del 1987.
E quella sera tutti noi Mazzinghi eravamo dinanzi alla tv a tifare per lui e ci rimanemmo davvero molto male, ancor più per come maturò quella sconfitta ai punti.
Giustamente Marvin non ha mai riconosciuto la vittoria di Leonard. Non solo: lo stesso Leonard non volle concedergli la rivincita e allora Marvin per protesta si ritirò dal pugilato lanciando accuse, neppure tanto larvate, al mondo della boxe americano.
Insomma tantissima gloria, e ricordo bene gli incontri vittoriosi e entusiasmanti di Marvin contro Roberto Duran e Thomas Hearns, ma anche tanta amarezza che lo ricollega al nostro babbo. E mi viene in mente un’altra analogia tra i due questa al di fuori della boxe: entrambi erano artisti.
Mio padre si dilettava a cantare, a Marvin piaceva fare l’attore e lo incontrammo quando venne a Milano e girò anche un film con Terence Hill. Addio Marvin, sei stato il più grande peso medio degli Anni Ottanta, però babbo ti direbbe che il più grande di tutti i tempi è stato Ray Sugar Robinson. E so che tu saresti d’accordo. Magari ora proseguite il discorso lassù... —
(testo raccolto da Sandro Lulli)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
