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Il pedale tricolore che non brilla più In Italia vincono soltanto gli stranieri

Stefano Fiori

Avvio di stagione deludente per i nostri corridori surclassati da sloveni, belgi e francesi. E meno male che c’è Ganna

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Stefano Fiori

L’avvio stagionale in sordina del ciclismo italiano lascia perplessi gli appassionati di questo sport. Le cifre sono impietose, solo stranieri vincenti in Italia: l’esperto Bauke Mollema ha trionfato nel Trofeo Laigueglia, col grintoso Giulio Ciccone, vincitore di questa gara lo scorso anno, quinto e primo degli italiani. Pochi giorni dopo è arrivata la batosta epocale nella Strade Bianche a Siena, competizione da sempre ostica ai nostri ciclisti se si considera che in quindici edizioni solo una volta si è imposto un italiano, il “nipote d’arte” Moreno Moser nel 2013: a trionfare è stato l’astro nascente Mathieu Van Der Poel e il primo dei nostri, un toscano doc “amico” del Giro delle Fiandre, Alberto Bettiol, è giunto ventitreesimo.

Domenica scorsa l’attesa riscossa nel Gp Industria & Artigianato Larcianese è sfumata, poiché si è imposto l’ennesimo talento emergente del ciclismo belga Mauri Van Sevenant, e i migliori italiani sono stati Gianluca Brambilla, sesto, e Vincenzo Nibali, decimo dopo una condotta di gara combattiva che nel finale aveva fatto sperare in qualcosa di più di questo piazzamento.

A seguire è scattata la Tirreno-Adriatico e la vendemmia straniera è continuata con i vari Van Aert, Alaphilippe, Van Der Poel e Pogacar, con l’unico superstite nostrano in classifica Matteo Fabro, ottimo atleta ma che certo non può essere considerato un vincente.

In questo avvio di stagione gli italiani hanno vinto gare solo all’estero e la graduatoria dei plurivittoriosi 2021 vede appaiati al primo posto con tre successi ciascuno il piemontese Filippo Ganna, numero uno al mondo nelle corse contro il tempo, e il quasi 27enne Davide Ballerini, primo nella semiclassica belga Het Nieuwsblad, la competizione più importante fin qui conquistata da un ciclista italiano.

Due le vittorie in Francia di Gianluca Brambilla, mentre con un successo figurano Giacomo Nizzolo, Matteo Malucelli, Davide Gabburo, Filippo Fiorelli, Jakub Mareczko e Andrea Bagioli, considerato una promessa del nostro ciclismo. La sensazione è che, come dicevano i latini, “ubi maior minor cessat”, cioè, quando si è di fronte a gare più importanti è pressoché impossibile per i nostri atleti sconfiggere l’agguerrita concorrenza estera. Effetto della pandemia? Forse, anche se volgiamo lo sguardo agli scarni risultati della mutilata (a causa del covid) annata 2020 nella quale i risultati migliori restano il mondiale della crono vinto da Ganna e il campionato europeo in linea appannaggio di Nizzolo.

Su Ganna, ancora molto giovane, si è ormai detto e scritto di tutto: è di gran lunga il miglior cronoman mondiale e questo è molto positivo poiché ritroviamo un atleta capace di dominare in questa specialità che mancava dai tempi di Francesco Moser; resta da valutare la sua adattabilità altrove, specie in alcune Classiche tipo Roubaix o Fiandre, mentre per le corse a tappe i suoi 80 chili sembrano un handicap insuperabile, nonostante le quattro vittorie di tappa al Giro 2020.

Detto di Bagioli, per ora assai brillante nelle gare in linea, il punto interrogativo riguarda le gare a tappe, dove “Squalo” Nibali non può sempre salvare la baracca come fece nel 2020 col settimo posto al Giro, primo italiano ma peggior risultato della storia nella classifica finale di un nostro atleta. Giulio Ciccone resta la nostra migliore pedina per i grandi Giri ma servono molte verifiche.

Altri nomi da annotare sul taccuino per il 2021 sono quelli del combattivo Fausto Masnada, di un Alberto Bettiol che cerca la definitiva affermazione, di Diego Ulissi una volta superata la brutta parentesi della miocardite e di due giovani di belle speranze come gli ex-iridati Samuele Battistella e Antonio Tiberi. Mancano all’appello due protagonisti delle passate stagioni come Elia Viviani, latitante dal 2019 e Matteo Trentin, che sembra essersi dissolto nel diluvio del mondiale di Harrogate.

Nelle graduatorie internazionali 11° e migliore italiano è Ulissi, seguito da Ganna (15°) e Nibali (25°) ma solo cinque italiani figurano nei primi 60. A dominare sono gli sloveni, con Roglic e Pogacar primattori, ma anche Belgio (Van Aert, Evenepoel, Vansevenant), Francia, Inghilterra e Olanda. Consoliamoci guardando alla Spagna, come noi nazione storica per il ciclismo, che continua ad affidarsi all’ultraquarantenne Valverde mentre all’orizzonte, tra i giovani, si intravede solo Enric Mas. Infine non è un caso che tra le 19 squadre World Tour2021, il gotha del ciclismo mondiale, nessuna sia italiana. —



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