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L’8 MARZO DELLO SPORT 

«Tante allenatrici meriterebbero la A maschile»

«Tante allenatrici meriterebbero la A maschile»

Milena Bertolini: servono anche più dirigenti donna. Morace: per essere scelte dobbiamo avere un background incredibile

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ROMA. La festa dell'8 marzo, il professionismo delle calciatrici e il cambio culturale del Bel Paese per abbattere i vecchi tabù. Le donne azzurre dello sport, a partire dalle calciatrici, festeggiano guardando al futuro: quest'anno la data simbolo è occasione anche per celebrare l'arrivo di un professionismo finora negato, senza dimenticare la strada ancora da fare. «Il progetto c'è, ora investiamo per allargare la base», dice Milena Bertolini, ct del calcio femminile che fa da apripista a tutto lo sport italiano, grazie alle scelte della Figc e al fondo attivato dal decreto attuativo della riforma Spadafora. Nel campo della parità di genere, a dire il vero, lo sport al femminile non si è mai sentito da meno quanto a competitività. Anzi. Lo dimostrano i successi della valanga rosa di sci, ultimo la coppa del mondo di Gigante conquistata da Marta Bassino. «Lasciate che una ragazza che ama giocare a calcio faccia di quella passione il suo lavoro», l'appello di Elena Linari, difensore della Roma e della nazionale. «E' importante che sia il movimento femminile a contaminare quello maschile» spiega la ct Bertolini, che torna a lanciare l'idea di squadre miste uomini-donne, nel calcio di base. «C'è un cambiamento culturale, una donna che gioca a calcio sta diventando normale – la sua analisi – dDal Mondiale abbiamo fatto enormi passi e grazie alle scelte della federazione e agli investimenti delle società si sta continuando ad andare avanti. Mi aspetto risorse economiche per aumentare la base, fondamentale per far crescere il settore, la competitività dei campionati e l'esposizione mediatica». E sulla questione delle panchine rosa secondo la Bertolini «servono più allenatrici e più dirigenti donne, il rischio invece è che si porti lo sguardo maschile all'interno del mondo del calcio femminile. Ci sono molte brave colleghe che avrebbero la qualità per allenare in Serie A». Il Cio, per l'8 marzo, chiede a tutti i comitati olimpici che parteciperanno a Tokyo di scegliere non più un portabandiera, per l'inaugurazione, ma una donna e un uomo insieme.

Ma non tutte le marce procedono di pari passo, come ricorda dall'Italia Carolina Morace.

«Quando vedremo una donna in panchina in serie A? Quando chi sceglierà lo farà con più attenzione. Per noi donne ci vuole un background incredibile», dice l'ex centravanti della nazionale. Nel giorno della festa delle donne la Morace riapre la questione 'omofobia e razzismo: «La nostra - evidenzia - è una società omofoba e razzista: secondo me il nostro mondo è omofobo, ci sono ancora troppe persone che si devono nascondere». —

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di Redazione web