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Sono giorni decisivi per l’Eccellenza, ripresa o chiusura definitiva

Sandro Canu
Sono giorni decisivi per l’Eccellenza, ripresa o chiusura definitiva

Il Consiglio federale della Figc venerdì dovrà decidere Restano i dubbi, anche tra i dirigenti delle società

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Sandro Canu

Tira e molla. Sono giorni decisivi per la possibile ripartenza del campionato di Eccellenza. Venerdì 5 il Consiglio Federale della Figc ha tra gli ordini del giorno "attività dilettantistica: determinazioni in merito alle competizioni della stagione sportiva 2020/2021", tradotto dare (o forse meglio capire se dare) il via libera alla ripartenza con il passaggio del campionato a "preminente interesse nazionale" con l'appoggio del Coni chiamato solo a ratificare la decisione.

Ma facciamo un passo indietro per capire come si è arrivati a questo punto. Nel corso della due giorni dell'assemblea elettiva della Lnd, il consiglio direttivo aveva inviato alla Figc una comunicazione per il riconoscimento del campionato a interesse nazionale, che spetta al Coni per il tramite della Figc, una richiesta per la proroga dei tesseramenti fino al 31 marzo, i ristori per le spese dei tamponi e l'annullamento delle retrocessioni, sollecitando successivamente la Figc non avendo ricevuto risposte . Il giorno della riunione della giunta del Coni la questione non è stata affrontata facendo pensare che non ci fossero i presupposti per partire. E invece, dopo l'elezione di Carlo Gravina (qualcuno potrebbe dire guarda caso) a presidente Figc, le strade si sono aperte con l'appoggio del Coni e la proroga dei tesseramenti. "Il 5 marzo bisogna avere serietà e senso di responsabilità. Capiremo se si può ripartire, se non si potrà farlo però, non possiamo lasciare tutti nell'incertezza ma scegliere di fermarsi" spiega il riconfermato massimo dirigente Figc. Se ci sarà il via libera verranno passati gli incartamenti alla commissione tecnico-scientifica per il protocollo sanitario. Successivamente il 16 il Coni ratificherà il passaggio a "interesse nazionale" così si potranno svolgere gli allenamenti di gruppo per poi partire ad aprile. E come? Con gironi di sola andata e successivi playoff. E le retrocessioni ci saranno? Chi non vorrà giocare potrà farlo e se nel caso a quali punizioni andrà incontro? Tutti nodi da sciogliere. Senza contare le perplessità e le complicazioni sulla ripartenza che sono prima di tutto a livello sanitario vista l'evoluzione negli ultimi tempi del virus con l'aumento dei contagi. Il Governo permetterà di giocare o stopperà tutto?

Il presidente del Crt Paolo Mangini ha dei dubbi "Le richieste avanzate dalla Lnd durante l'assemblea elettiva sono la base necessaria per ripartire. Ho delle remore che derivano dall'attuale situazione con zone rosse anche in Toscana e, soprattutto sul protocollo sanitario. Quello utilizzato dalla serie D con la Federlab che "tampona" il venerdì lo vedo impossibile dal punto di vista logistico visto l'elevato numero di squadre a livello nazionale. Occorre un cambio sul tipo di tampone. Chi lo effettuerà? Il medico della società?", per poi ribadire che "non sia dato atto alle retrocessioni".

Paola Coia, presidente del Tuttocuoio si è fin da subito espressa per il si: "Sono sempre convinta perché si debba ripartire. Devo dire la verità, mi spaventa la situazione attuale con delle zone rosse in Toscana anche se con l'interesse nazionale si può scendere in campo. Credo che venerdì prossimo debba essere presa una decisione chiara: dentro o fuori. Rimaniamo in attesa. Blocco delle retrocessioni? Sono contraria ritengo che debba essere giusto portare avanti un format veritiero. La libertà di scelta di giocare o no, e nessuna retrocessione hanno poco senso, sarebbe tutto falsato". Graziano Pardini è il ds del Picchi una delle società che da sempre si sono espresse per il non a prescindere: "Non ci sono le condizioni sanitarie per giocare in sicurezza. Mi sembra impossibile che in un momento in cui si sta pensando di chiudere le scuole di voler scendere in campo a tutti i costi, la reputo una forzatura. Ci sono giocatori che hanno un 'attività o sono dipendenti che hanno già detto che non vogliono ripartire. Se dovessero farci ripartire rispetteremo la decisione ma siamo contrari alla retrocessione". E nel caso di chiusura come si procederà? Una ipotesi potrebbe essere quella di sole due retrocessioni, invece di quattro, a girone dalla serie D. Le squadre da rimpiazzare sarebbero 14 perché l'attuale organico del massimo campionato dilettantistico (166) deve scendere a quello originario, 162. Una promozione a regione, con il numero di club della D allargato, attraverso una graduatoria potrebbe essere l’ideale. —

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