Il dolore
Gresini, campione in moto e dentro il box
Disarcionato dal Covid a 60 anni Carlo Pernat: «Una perdita incolmabile»
Una vita intera trascorsa a manetta, a tutto gas, non gli è servita a salvarsi dal Covid-19, un cordolo di cemento più alto del previsto che lo ha disarcionato, indebolendolo sempre di più giorno dopo giorno. Fausto Gresini ha smesso di patire. La sua lunga agonia si è conclusa alle 10.02 di ieri mattina. Qualcuno lo ha fatto morire due volte nel giro di nemmeno dieci ore, dando erroneamente notizia del suo decesso nella tarda serata di lunedì scorso. Solo dopo la comprensibile reazione del figlio su Facebook («Voglio ringraziare la stampa che ha avuto così tanto tatto nel comunicare e divulgare una notizia non verificata, siete proprio avvoltoi! Il mio grande babbo sta molto male, ma il suo giorno non sarà oggi») c’è stato il dietrofront, seguito poi dalla notizia, stavolta vera, di un ulteriore aggravamento delle condizioni di salute. Purtroppo, tutto è diventato drammatica realtà solo poche ore dopo. È stato il comunicato ufficiale della “Gresini Racing” a comunicare il decesso del campione di motociclismo alle 10.35. A seguire un altro post del figlio: «Ciao Bà! Così ti chiamavo e ti chiamerò per sempre, lasci un vuoto incolmabile e vivrai per sempre dentro tutte le persone che ti vogliono bene. Noi ti amiamo immensamente, ti portiamo e ti porteremo nel cuore tutti i giorni».
Gresini aveva compiuto 60 anni il 23 gennaio scorso. Nato a Imola, in carriera aveva vinto il titolo mondiale della 125 nel 1985 e nel 1987. Nel 1997 ebbe l’idea di allestire un proprio team, il “Gresini Racing”, che è tuttora impegnato nel Motomondiale e con il quale aveva vinto tre titoli iridati nelle categorie minori. L’inizio della sua battaglia contro il coronavirus risale al 27 dicembre, con il ricovero all'ospedale Maggiore di Bologna. Non ne è più uscito. Le sue condizioni hanno viaggiato per diversi giorni tra alti e bassi, con una polmonite interstiziale dovuta ad un’infezione molto aggressiva. Venerdì e sabato scorsi, dopo un miglioramento che lasciava poter presagire una ripresa, le condizioni sono improvvisamente peggiorate, costringendo i medici a una nuova sedazione.
Per il circus del Motomondiale sarà un’impresa trovare il degno erede di Fausto, manager e talent scout dalle capacità universalmente riconosciute. Ne è convinto anche Carlo Pernat, strettissimo collaboratore di Gresini, scopritore di Valentino Rossi e Max Biaggi e manager di numerosi piloti di successo, tra i quali Loris Capirossi, Andrea Iannone, Tony Arbolino ed Enea Bastianini. «E pensare – afferma Pernat con la voce più volte rotta dai ritmi incalzanti della commozione – che la penultima volta che ci siamo sentiti lo mandai bonariamente in culo (come faccio spesso con gli amici) per avermi telefonato alle 8.30 e per avermi svegliato». Era la vigilia di Natale. E Pernat ha ben scolpiti in testa quei momenti: «Mi chiamò per dirmi che era a caccia (Gresini era un grande appassionato dell’attività venatoria, ndr) e che ci saremmo risentiti in serata. Cosa che accadde puntualmente, ma non era più il solito Fausto. Mi disse che non stava bene, si sentiva stanchissimo e che nell’ultima parte della battuta di caccia era stato costretto a trascinarsi dietro le gambe da quanto era spossato». Dopo pochi giorni Gresini fu ricoverato in seguito al contagio da Covid e Pernat non ci ha più parlato. «Per la prima volta nella mia vita – continua il manager di motociclismo – provo difficoltà a trovare le parole. Tra noi c’era una profonda amicizia lunga una vita, oltre che un rapporto professionale, dal momento che collaboravo con lui per mettere a fuoco le strategie del team. È stato un pilota meraviglioso, ma anche un uomo e un businessman fantastico. E un assoluto campione di sportività. Lo dimostrò nel 1990, quando il suo aiuto fu determinante nel far vincere il titolo a Loris Capirossi. La sera, durante i festeggiamenti, il più felice era proprio Faustino».
Oltre che essere un grande scopritore di talenti (tre su tutti: Simoncelli, Kato e Bastianini; «Aveva fiuto, vedeva subito se uno in moto ci sapeva andare», ricorda il dottor Claudio Costa, imolese come Fausto e ideatore della clinica mobile), Gresini era anche uno stimatissimo imprenditore. «Il suo – riprende Pernat – era l’unico team che partecipava a tutte le categorie, Moto3, Moto2 e MotoGp. Non amava molto la pubblicità, era abbastanza schivo rispetto ai riflettori, ma era un gran lavoratore. Umile, poliedrico, concreto e vero: sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente pensando a Fausto. È stato uno dei personaggi più importanti del motociclismo mondiale, non riesco nemmeno a immaginare quanto potrà pesare la sua mancanza, nel presente ma soprattutto nel futuro. Nel suo team lavorano 75 persone e sarà un gran bel problema raccoglierne l’eredità». —
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