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Oggi Meazza guarderà soprattutto loro Eriksen-Calha, derby fuori dagli schemi

Francesco Donzella

Il danese rinato, il turco talentuoso: che duello. Possono innescare Lukaku e Ibra o cercare di deciderla in prima persona

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Francesco Donzella

Con un anno di ritardo, l’Inter ha avuto il suo grande acquisto di gennaio. Arrivato nel 2020, ma sbocciato nel 2021, Christian Eriksen sta finalmente dimostrando di essere il calciatore determinante per il quale l’Inter ha speso 20 milioni anticipando la fine del contratto con il Tottenham. Anche i campioni necessitano di un periodo di adattamento al calcio italiano, specialmente se l’allenatore è Antonio Conte, tecnico dogmatico e legato a principi rigidi e inossidabili. Il danese si è dovuto infatti scontrare contro l’intoccabile 3-5-2 del tecnico salentino, trovando tante difficoltà a calarsi nel ruolo di mezzala, sia per le carenze nella fase difensiva, sia per il differente stile di gioco rispetto alle richieste del mister, che chiede ai suoi centrocampisti di allargarsi per svuotare il centro del campo e lasciare quindi spazio a dei passaggi verticali verso le punte.

SCHEMI DIVERSI

Nemmeno con il temporaneo passaggio al 3-4-1-2 il danese ha trovato spazio, finendo per intristirsi e essere relegato prima a cambio di lusso, poi a subentrare negli ultimi secondi delle partite già concluse, una vera e propria gogna. Lo stesso Marotta aveva già anticipato la sua cessione, bollandolo come inutile alla causa. E invece, talvolta le situazioni si ribaltano con una sola giocata che cambia tutto.

QUELLA PUNIZIONE

Eriksen trova prima spazio in Coppa Italia contro la Fiorentina nell’inedito ruolo di regista, poi ai quarti di finale, nel derby, ha a sua disposizione solo due minuti più recupero per incidere. In pieno recupero c’è una punizione dal limite e Eriksen sistema il pallone; la qualità può essere soffocata in situazioni dinamiche di gioco, da posizioni di campo non adatte al giocatore, o da marcature asfissianti, ma su calcio da fermo il talento è intoccabile. Ed Eriksen segna e porta l’Inter in semifinale.

PROFESSIONALITA’

La professionalità del danese, che non polemizza mai contro Conte o la dirigenza, colpisce il tecnico, che da quel momento in poi gli darà maggiore spazio ad Eriksen; non più come play davanti alla difesa, ma da mezzala, il ruolo che sembrava incompatibile con le complesse richieste di Conte stesso. Se prima il suo gioco tra le linee era quasi dannoso per il calcio diretto dei nerazzurri, adesso il danese ha imparato a defilarsi e a non essere sempre al centro del gioco, lasciando le linee di passaggio per le punte libere, ma imponendosi prima durante la costruzione e poi in fase di rifinitura, quando le difese avversarie sono chiuse e la sua qualità può aiutare a scardinare i blocchi bassi. In un calciomercato che ha regalato pochi colpi, forse la scoperta migliore è lui. —

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di Redazione web