La manifestazione
C’è Scala alla Scala «Nerazzurri completi, ma Pioli fa miracoli...»
Il parere dell’ex/1. Il centrocampista che non ha mai perso la stracittadina
Luca Tronchetti
«L’Inter è come un buon vino rosso forte e corposo, il Milan è un ottimo bianco leggero e frizzante». Parola di Nevio Scala che, novello Cincinnato, dopo una vita passata sui campi di calcio è tornato alla sue origini contadine, all’agricoltura e ai vigneti sui Colli Euganei che producono vini naturali e genuini a sua immagine e somiglianza. Oggi però la campagna può attendere. C’è una partita speciale che lo terrà incollato davanti alla tv e impegnato nel commento su Radio Rai: il derby della Madonnina. La stracittadina più importante nel panorama calcistico che il tedesco (soprannome legato alle origini della moglie, ma soprattutto alla tenacia e all’affidabilità) _ principale protagonista a fine anni Novanta del miracolo Parma _ ha vissuto indossando le maglie dei “casciavit” e dei “bauscia”. Con una particolarità unica: quando giocava con il Milan ha sempre battuto il Biscione, quando militava nell’Inter ha strapazzato il Diavolo.
VINCENTE
La statistica non mente. Stagione 1973-74: Inter-Milan 2-1; Milan-Inter 1-5; stagione 1975-76: Milan-Inter 2-1; Inter-Milan 0-1. Nevio Scala portafortuna per vincere il derby? «Sa che non ci avevo mai fatto caso – sorride compiaciuto – Mi fa piacere, ma si tratta soltanto di coincidenze che non hanno valore. In quelle sfide per la supremazia non solo cittadina, ma spesso nazionale, i protagonisti erano altri. Campioni inarrivabili come Rivera, Mazzola, Facchetti, Boninsegna, Albertosi, Benetti. Io ero un comprimario che si metteva a disposizione del mister e dei compagni sia indossando la maglia rossonera che nerazzurra. In quel periodo ho ricoperto tutti i ruoli e, ad eccezione del portiere, sulla schiena ho portato numeri dal 2 all’11. Era un calcio un po’ più abbordabile, dal volto umano dove non c’era tutta la pressione che c’è oggi. Un calcio più genuino e più vicino agli sportivi autentici che si identificavano nelle bandiere che oggi sono state ammainate in nome del profitto»
MAGNATI ROMANTICI
«I presidenti si chiamavano Ivanoe Fraizzoli o Albino Buticchi, imprenditori di successo che i tifosi potevano avvicinare per scambiare due parole e qualche impressione, mentre oggi ai vertici del Milan e dell’Inter ci sono multinazionali come il Fondo Americano Elliott e la Suning Holding Group sicuramente con mezzi economici decisamente superiori, ma senza quella passione genuina dei proprietari di allora».
CUORE MILAN
Nel derby il suo cuore è spostato verso i colori rossoneri. «Non è colpa mia. Mia mamma a sette anni mi comprò la maglietta del Milan e da quel giorno sono diventato tifoso. Se a questo aggiunge che a 15 anni la mia prima società (la Nova Gens di Noventa Padovana) mi fece fare a Tolmezzo un provino per il Milan e quel giorno a vedermi c’era un signore che si chiamava Nils Liedholm che interruppe la partita e mi scelse per far parte del settore giovanile è facile immaginare da quale parte pende la bilancia. Con tutto questo sono stato benissimo nei due anni trascorsi all’Inter e ho ancora di fede nerazzurra».
IO E IL PARON
Scala più vicino a Rocco o ad Herrera: «Al Paron tutta la vita. Grande personalità, carisma, bonomia con i rapporti umani al primo posto. Si giocava senza alchimie tattiche e quando entravi in campo ti dava la possibilità di esprimerti nel migliore dei modi».
INTER FAVORITA. MA..
Veniamo al derby: chi vince tra Inter e Milan. «I nerazzurri sono più completi. Squadra matura e solida in ogni reparto che è cresciuta gradualmente con le certezze del suo allenatore. Il Milan ha fatto un mezzo miracolo. Formazione che diverte con giovani di qualità e con un tecnico, l’amico Stefano Pioli, che ha tirato fuori il meglio dai suoi ragazzi. Due squadre che si specchiano nei loro leader: Lukaku nell’Inter, Ibrahimovic nel Milan. Dico di stare attenti a quei due. Al netto degli episodi, che in certe partite d’alta quota fanno pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte, saranno i due campioni a determinare il risultato finale» . —
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