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Marcia per la giustizia, scagionato Schwazer

Marcia per la giustizia, scagionato Schwazer

«Era pulito, le analisi furono manipolate» Lui sogna Tokyo: «Finalmente la verità»

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BOLZANO. Ogni volta che c’è l’anno delle Olimpiadi, Alex Schwazer diventa protagonista delle cronache sportive. Nel 2008 vinse l’oro nella marcia ai Giochi di Pechino, nel 2012 è accusato di doping alla vigilia dei Giochi di Londra e squalificato. Nel 2016, è fermato alla vigilia delle Olimpiadi di Rio da una nuova accusa di doping, e squalificato fino al 2024, ma lui si proclama innocente.

Ora, a pochi mesi da Tokyo 2020, nuova svolta: il gip di Bolzano che archivia le accuse penali sostiene che le accuse del 2016 sono state fatte in base a provette manipolate. Fine della storia? Neanche per sogno, la squalifica resta, e una nuova inchiesta dovrà accertare chi e perché manipolò le provette con l’urina e gli altri campioni prelevati all’atleta il giorno di capodanno del 2016.

IL SOGNO DI TOKYO

Schwazer insegue il sogno olimpico, si allena e spera gli si possano aprire le porte di Tokyo 2020. Lui stesso un mese fa disse: «Vorrei chiudere la mia carriera come voglio io, non come lo volevano altri». Sembravano parole arrabbiate contro il duro verdetto delle autorità sportive, suffragato da dati oggettivi.

Invece, grida ora il provvedimento del gip di Bolzano, aveva ragione, era davvero pulito. Sul doping, Schwazer la prima volta che fu accusato, nel 2012, ammise le sue responsabilità. La tv lo mostrò in lacrime, pieno di vergogna. Un bagno di umiltà necessario per sperare in una rinascita. Si è perso per strada pure la fidanzata Carolina Kostner, delusa dalle sue bugie.

UNA VITA IN PEZZI

C’era una vita intera da ricostruire e lui non si è arreso. Dopo la prima squalifica, Alex pensa al ritorno fra gli uomini di sport a testa alta. Così nell’aprile 2015 si affida al guru dello sport pulito, paladino dell’antidoping, personaggio di sport, rigido e autorevole, rispettato ma anche detestato in certi ambienti: Sandro Donati. L’atleta si allena sotto la supervisione attenta e severa di Donati e di uno staff di esperti. C’è voglia di tornare alle gare, ma anche di riconciliarsi con sé stesso e i tifosi delusi.

Schwazer si butta a capofitto nell’impresa con Donati e punta Rio 2016: ad aprile finisce la squalifica, c’è il tempo per una convocazione per il Brasile. Il rientro alle gare ufficiali è incoraggiante, Alex vince ai Mondiali di marcia a squadre, a Roma. Rio si avvicina.

BATOSTE E RIVINCITE

Ma il 22 giugno nuova batosta: l’esito del controllo di Capodanno è positivo, Schwazer squalificato otto anni. Carriera finita, tonnellate di fango addosso. Il giovane si proclama innocente e comincia una lunga battaglia legale con gli organismi sportivi e della giustizia ordinaria. Si rivolge anche al Tas di Losanna e a un tribunale federale svizzero ma non ottiene la revisione del processo sportivo.

IL TRIBUNALE

Ieri il tribunale di Bolzano gli ha dato ragione: le provette che hanno stroncato la sua carriera sono state manipolate, il caso archiviato «per non aver commesso il fatto», una nuova indagine è stata chiesta dalla Procura sul sabotaggio, Wada (antidoping mondiale) e Iaaf (federatletica mondiale) dovranno dare qualche risposta. Nella memoria restano le parole di Donati pronunciate proprio il 22 giugno 2016, il giorno delle accuse: «È un piano studiato dalla Iaaf per farlo fuori. La Iaaf ha portato a compimento un piano di eliminazione nei confronti di Schwazer studiato a tavolino fin dal primo gennaio, quando ha programmato uno strano controllo antidoping: una sorta di bomba a orologeria che ha poi fatto esplodere a giugno, così tardi che a quel punto è diventato difficilissimo difendersi».

Donati concluse dicendo: «Viene eliminato con gli imbrogli un atleta di grande talento e con lui stanno provando a mettere a tacere per sempre anche me».

Donati era il biglietto da visita di Schwazer nella sua seconda vita, per dimostrare che con i magheggi chimici del passato aveva chiuso, e voleva essere un atleta vero, e vincere senza aiutini. L’unico aiutino che aveva chiesto era quello del guru riconosciuto, e non sempre amato anche a livello internazionale, dello sport pulito, appunto Donati. Ora il tribunale ha dato loro ragione, Alex era pulito.

«Sono molto, molto contento – le prime parole di Schwazer – ho bisogno ancora di tempo per metabolizzare il tutto, è da quattro anni e mezzo che aspetto questo giorno e quando questo giorno finalmente arriva ci metti un po’ per capire tutto. Non ho mai mollato, non ho mai smesso di lottare, io assieme a Sandro e all’avvocato Brandstaetter non abbiamo mai mollato. Non abbiamo mai smesso di lottare e questa dura battaglia che viene ripagata, mi fa felice, adesso mi sento più leggero». —
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