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L’ha spuntata la Luna: domani tutti in acqua

Si torna a regatare dopo lo stop per il Covid. Il Comitato organizzatore e gli inglesi accettano a denti stretti e accusano

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AUCKLAND. Il braccio di ferro fra Luna Rossa, Challenger of record e l'America’s Cup Events, ha prodotto la decisione più in linea con il regolamento della competizione velica più antica del mondo: le ultime regate della Prada Cup, la selezione fra gli sfidanti, si disputeranno a partire da sabato (la notte trad venerdì e sabato) con inizio alle ore 16 neozelandesi (le 4 in Italia).

Era la decisione che nella base italiana auspicavano e che rispecchia quanto pubblicato nel regolamento a suo tempo sottoscritto dal defender New Zealand oltre che dallo sfidante ufficiale (Luna Rossa). Il sodalizio italiano voleva tornare in acqua nel week-end, l'ente organizzatore aveva proposto il rinvio di una settimana nella speranza che il lockdown ad Auckland si alleggerisse al livello 1. Da regolamento, però, l'atto conclusivo deve terminare entro mercoledì 24 febbraio e la “Luna” ha fatto giustamente valere quanto messo per iscritto in tempi non sospetti.

È questa la decisione più onesta, tutto il resto sarebbe apparso pretestuoso e avrebbe alimentato le voci fuori campo della schiera dei complottisti che da settimane ormai hanno portato avanti ipotesi di possibili alleanze opache fra i neozelandesi e gli inglesi di Ineos, competitor nella finale della Prada Cup con Luna Rossa che, prima della pausa, aveva calato il poker di vittorie, accorciando verosimilmente i tempi della sfida.

Dunque, domani si ricomincerà con le regate 5 e 6 e poi si procederà con due match race (la sfida uno-contro-uno) al giorno fino a quando uno, fra il team del Circolo della Vela Sicilia di Palermo e quello inglese, non sarà arrivato per primo a tagliare il traguardo delle sette vittorie. Il Comitato dell'America’s Cup ha confermato di voler rispettare la sanità pubblica e i protocolli del Governo neozelandese, che aveva alzato l'allerta per alcuni casi di Covid-19 nella terra dei kiwi.

Il provvedimento aveva determinato la sospensione delle regate, con tutto lo strascico di polemiche che rischiava di provocare una crisi assai profonda, mentre gli spettri di un epilogo a colpi di carta bollata cominciava a stagliarsi nell'orizzonte del golfo di Hauraki. Ieri è arrivata la decisione che rispetta il regolamento e impedisce agli inglesi di prendere tempo, magari nel tentativo di rimodulare una qualche strategia. In un comunicato, il Comitato di regata della trentaseiesima edizione della Coppa America ha «offerto pieno sostegno alle autorità locali e all'ACE per attuare il piano di gestione degli avvisi di livello 2 previsto dall'evento AC36 Covid-19 Management on Land and on Water plans, che sospende le seguenti determinate attività».

In altre parole si regaterà, ma senza pubblico, nel villaggio America’s Cup. Un'eventualità, questa, ampiamente prevedibile, dal momento che la pandemia non concede tregua e che, chi organizza eventi sportivi di portata mondiale, ora come ora, finisce fatalmente per fare i conti con l'emergenza. Era chiaro fin dall'inizio che questa edizione dell'Americàs avrebbe dovuto misurarsi anche con il Coronavirus, ma lo sport finora è andato avanti e meglio ancora le regate, che si disputano fra le onde del mare.

«Questa situazione è spiacevole, è mia responsabilità fare del mio meglio per gestire l’evento nell’interesse del pubblico e di tutte le parti interessate - ha spiegato Tina Symmans, presidente di Americàs Cup Event - Con l’attuale impasse, pur non essendo d’accordo con il Challenger of Record, vogliamo vedere la regata completata sull’acqua». A denti stretti, insomma. —

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