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Agnelli&pollai, è il bestiario del calcio. Il dito medio e le offese, via all’indagine

Antonio Conte alza il dito medio verso i dirigenti della Juve, accanto Agnelli risponde per le rime
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Antonio Conte alza il dito medio verso i dirigenti della Juve, accanto Agnelli risponde per le rime

Conte infuriato, scontro anche tra Oriali e Paratici nel sottopassaggio. Oggi la decisione del giudice sportivo

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TORINO. Da derby d'Italia a derby degli insulti e delle polemiche. Juve-Inter non finisce mai, anche oltre una rivalità che ha scritto la storia del calcio italiano. La lite tra Conte e Agnelli o tra Agnelli e Conte - secondo i due opposti punti di vista - non è finita al 90' della semifinale di Coppa Italia allo Juve Stadium. Oggi il giudice sportivo si esprimerà sulle partite del penultimo passaggio della competizione; se il quarto uomo Chiffi o gli ispettori della Procura non avranno sentito tutte le parole e visto tutti i gesti nel vuoto dello stadio torinese, di modo da rendere completo il rapporto dell'arbitro, sarà inevitabile l'inchiesta della procura Figc. Due i fatti ricostruibili dalle immagini televisive: il dito medio alzato da Conte all'indirizzo della tribuna dove sedevano Agnelli, Nedved e Paratici e il 'coglione' pronunciato alla fine dal presidente Juve all'indirizzo della panchina dove sedeva il suo ex tecnico. Uno col quale diceva di avere un rapporto unico e inossidabile.

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Ma è sulla ricostruzione di come sia nato quel durissimo botta e risposta tra antichi amici (tre scudetti di fila che diedero il via a una striscia vincente dopo gli anni della decadenza) che Juve e Inter tornano ad accapigliarsi a distanza, seppure ufficiosamente. La versione da ambienti bianconeri è emersa da ieri sera: tutto nasce dal dito medio mostrato da Conte al rientro nel tunnel, nell'intervallo, e poi ripetuto a fine partita, con un epiteto poco rispettoso rivolto ai dirigenti avversari. «Dicano la verità», si è limitato a rispondere l'allenatore dell'Inter ieri sera. Oggi, le testimonianze di diverse fonti interiste sostengono che per tutto il primo tempo la tribuna bianconera dove era seduto Agnelli abbia apostrofato Conte con quel "coglione" ripetuto alla fine, e con un "pagliaccio". Solo a quel punto sarebbe arrivato, al rientro nel tunnel, il brutto gesto del dito medio. Ma non è finita lì: nel tunnel il secondo round tra Paratici e Oriali, col manager nerazzurro che invitava con forza gli juventini a «non rivolgersi ai nostri giocatori in quel modo», e il ds bianconero che, secondo le fonti nerazzurre, avrebbe risposto: «Ti conviene stare lontano altrimenti questa volta ti picchio. Parli ancora dopo che hai già preso 20 giornate di squalifica?...». Non è finita lì: terminata la partita, sempre secondo le fonti interiste, Agnelli è sceso dal suo posto apostrofando Conte con “quel coglione”, e quando lo ha ripetuto coprendosi la bocca con la mano il tecnico Inter ha replicato: «Dimmelo in faccia, dimmelo in faccia..».

Il clima di questo Juve-Inter, d'altra parte, si era scaldato già a inizio partita, con le forti proteste di Conte per la caduta di Lautaro ritenuta da rigore.

«Rispetta l'arbitro», ha gridato a Conte dalla panchina Bonucci, suo ex giocatore. Da allora è stato uno Juve-Inter pieno di veleni, come e molto più del solito. Tanto da far partire oggi la petizione dei tifosi Juve di disconoscere i tre tricolori vinti con il loro ex, togliendo la stella di Conte dallo Stadium. Parola al giudice sportivo, e probabilmente anche alla Procura Figc. —
 

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