Attenzione
C’è il calcio, quante tacche hai?
Dazn sorpassa Sky, ora potremmo vedere la serie A solo in streaming. La Lega è spaccata: le big vogliono restare sul satellite, giovedì si decide
MILANO. Giovedì sapremo. Conferma dello status quo o rivoluzione copernicana nel modo di fruire il calcio di serie A? La questione è seria e intricata, perchè coinvolge non soltanto gli interessi economici delle società, che vogliono monetizzare il più possibile in tempi di magra, con gli stadi chiusi, ma anche la passione della gente, dei tifosi che potrebbero essere costretti a spengere le tv intelligenti per concentrarsi e consumarsi gli occhi sui meno confortevoli display degli smartphone o dei pc.
LO STATO DELL’ARTE
Ieri le buste con le offerte sono state aperte, e la Lega ha fatto sapere di essere soddisfatta. La soglia minima fissata dai club di Serie A è di un miliardo e 150 milioni, ma per arrivarci resta un ultimo passo in avanti, perchè, almeno al momento, le offerte presentate non permettono di arrivare a quella cifra. Si ripartirà dall'offerta di Dazn di 840 milioni per sette partite in esclusiva e tre in coabitazione con Sky (per cui l'emittente di Santa Giulia ha messo sul piatto 70 milioni), la cui offerta per sette gare su satellite è ferma a 750 milioni. Le altre tre andrebbero sul web e sarebbero pagate a parte per poi essere prodotte con la Lega, pronta a dar vita a un proprio canale Ott.
La scelta non è dettata solo dalle offerte dei broadcaster, ma anche da altri elementi presi in considerazione dalle società di Serie A, dalla qualità della trasmissione alla diffusione del segnale, oltre all'abitudine dei consumatori che dal 2003 guardano la Serie A su Sky, con la successiva novità di Dazn a partire dal 2018. Nella prossima assemblea serviranno 14 voti, quelli necessari per assegnare i diritti tv della Serie A per il prossimo triennio. Una partita tra Sky e Dazn ancora aperta e delicata, il cui esito potrebbe confermare o cambiare le abitudini degli italiani.
LA SCELTA DELLE BIG
Dall’assemblea di Lega di ieri, effettuata in videoconferenza, è emerso lo scenario che si ipotizzava: un blocco di club, soprattutto quelli di primissima fascia, vorrebbe restare con Sky. Anzitutto per un rapporto che dura ormai dal 2003, e poi per non sconvolgere troppo la vita ai milioni di tifosi si Juventus, Inter, Milan e Roma, ad esempio. Lo schema attuale, con sette partite sul satellite e tre in streaming, tutto sommato soddisfa. Ma il problema è che non può essere ignorato il fatto che Dazn offre parecchio di più rispetto al concorrente. E dunque si dovrà imboccare con decisione una strada: o privilegiare l’offerta o seguire la strada già tracciata, ma non sarebbe facile spiegare a Dazn il perchè di questa scelta.
PERSONAGGI E STILI
Insomma, rischiamo di perderci il ritmo di Caressa, lapacata competenza di Marianella e Bergomi, le analisi di Costacurta e Del Piero. Ma potremmo guadagnarci la passione di Pierluigi Pardo, la competenza di Guidolin e Balzaretti, i bordocampo di Diletta Leotta, che poco non sono. Stili, modi e linguaggi diversi. Sky intanto si è riparata sotto i diritti triennali per Champions (dove è entrata anche Amazon), Europa League e della nuovissima Confederation League.
I FONDI
Nell’assemblea di ieri è slittata anche la decisionesulla creazione di una media company con l'ingresso dei Fondi Cvc, Advent e Fsi in società con la Lega calcio di Serie A. L'offerta da 1,7 miliardi per il dieci per cento della Media Company che dovrebbe gestire gli aspetti commerciali della Lega non sarà infatti al centro dell'assemblea di giovedì, come inizialmente previsto: durante l'incontro tra i club in programma l'11 febbraio si parlerà solo dei diritti tv. E potrebbe essere un giorno davvero campale per il futuro del nostro calcio, sulla sua sostenibilità ma soptattutto per le legioni di appassionati, costretti a disertare i gradoni degli stadi e a godersi il calcio in tv. –
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