Sicurezza
«Sono Ibra, il mio mestiere è far gol» è a quota 501 con le squadre di club
La prima rete con il Malmoe nel 1999, a 18 anni. Poi una cavalcata con nove maglie diverse
MILANO. «Il mio lavoro è fare gol e creare situazioni per fare gol»: essenziale, e per una volta anche modesto, Zlatan Ibrahimovic commenta così il traguardo della rete 500 (e poi 501) con le squadre di club.
Sono 396 gol nei campionati, 57 gol nelle coppe europee e 48 gol nelle coppe nazionali, il Psg la squadra con cui ha segnato di più (156, 2012-16) e la nostra serie A il campionato dove è stato più prolifico (146). I 501 gol di Ibra coi club sono arrivati in un totale di 825 partite giocate: una media di 0,6 gol a match e ce ne sarebbero anche 62 nella nazionale maggiore della Svezia (in 113 presenze).
Una favola attraverso nove maglie e una fila infinita di successi, iniziata nel Malmoe il 30 ottobre del 1999, 18 anni compiuti fa poco, ma già ragazzone dal fisico imponente. Il suo connazionale Kulusevski non era neppure nato. Subentrò a Dejan Pavlovic nella ripresa e dopo tre minuti mise dentro la sua prima rete in una squadra di club.
Con la squadra di casa segnerà 18 reti, volando poi in Olanda per farne 48 con l’Ajax. Arriva in serie A chiamato dalla Juventus, erano gli anni prima di Calciopoli: 26 gol in due stagioni, quindi 66 reti con la maglia dell'Inter in tre anni. Nel 2010 torna a Milano, sull’altra sponda, e le reti sono 56. In mezzo c’è l’avventura calatalana al Barcellona, forse il momento meno brillante della sua carriera per un difficile rapporto con Guardiola, ma 21 reti le segna lo stesso.
Al Psg continua a buttarla dentro a raffica: 35 il primo anno, poi 41, 30 e 50 in una stagione (2015-16) prima di tentare l’avventura inglese con il Manchester Utd. Coi Red Devils la prima stagione ne mette 28, poi il ginocchio va ko e deve saltare un giro. Torna fenomeno nella Major League Soccer: 53 reti in due campionati coi Galaxy.
Al ritorno a Milano è a quota 26, ma certo non ha intenzione di fermarsi. «I 500 gol con i club? Significa che ho fatto qualche gol in carriera, ma l'importante è continuare e aiutare la squadra nel miglior modo. Abbiamo ripreso il primato ai danni dell’Inter, ma dobbiamo solo guardare a noi. Dobbiamo fare il nostro, giocare la nostra partita e vincere contro una squadra che ti può mettere sempre in difficoltà anche perché giocano tutti dietro. I momenti buoni per segnare arrivano sempre e bisogna saperne approfittare» dice al termine della partita con il Crotone.
Il suo grande rimpianto rimane la Champions League, che non ha mai vinto: lasciò nel 2009 l’Inter per il Barcellona (scambio con Eto’o) proprio per provarci, ma nel 2010 a conquistarla con i nerazzurri fu Mourinho. È comunque il giocatore ad aver segnato nella competizione europea con più maglie (Milan, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona e Paris Saint-Germain). —
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