Il Tirreno

Sport

spagna 

Svelato l’ingaggio faraonico: è il tramonto del dio Messi

2 MINUTI DI LETTURA





BARCELLONA. Quando finisce un amore. Per due decenni Leo Messi è stato osannato dal Barcellona e dalla Catalogna intera, se non da tutta la Spagna, come il fuoriclasse del secolo, un intoccabile, un misto di Maradona e Pelè, il campione di un calcio mai visto. È bastato il dissenso dopo qualche fallimento, la voglia di andar via, la lite dell'estate poi rientrata e la pandemia a trasformarlo nella «rovina del Barcellona», come titola oggi in prima il quotidiano «El Mundo», pubblicando il suo ultimo contratto: 555 milioni per quattro stagioni. Frutto della faida interna al club per l'elezione della nuova dirigenza (ma il Barça ha minacciato le vie legali per la pubblicazione e negato di esserne responsabile) lo scoop del Mundo segna la fine di un'epoca (il contratto della Pulce scade a giugno, e di sicuro lui non lo vorrà rinnovare) e soprattutto di un amore. Fine triste, quasi indecorosa. Di addii dolorosi è piena la storia del calcio. Ma qui la dimensione, non solo dell'ingaggio, è molto diversa. E tocca il “barcelonismo”, una categoria tra il politico e il filosofico.

A offuscare l'epopea dell'asso argentino ci provano tutti i particolari pubblicati sul suo contratto: un accordo che scadrà il 30 giugno e che, secondo il giornale, ha messo a durissima prova la solidità del club catalano: oltre ai 555 milioni in quattro anni nell'accordo del 2017 sono contemplati due premi: uno alla firma da 115.225.000 euro e uno per la fedeltà da 77.929.955 euro. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca