Sicurezza
Da Scarperia al governo della F1, saranno emozioni Domenicali
La storia di un manager che si è fatto da solo partendo dall’autodromo del Mugello. Poi la scalata nel mondo del Cavallino fino a diventare team principal ma non solo
La Formula uno ha aperto la propria stanza dei bottoni al gentleman italiano nelle cui vene scorre da sempre sangue misto a ottani. Stefano Domenicali, già capo della gestione sportiva della Ferrari (di cui nel 1996 è diventato team manager e, successivamente, direttore sportivo e team principal), vicepresidente New Business Iniziatives di Audi e presidente e amministratore delegato di Lamborghini, è ora al vertice assoluto della maggior espressione del motorismo mondiale. Sedendo al posto di Chase Carey sulla poltronissima delle poltrone, quella di amministratore delegato di Liberty Media, ovvero il gruppo statunitense padrone dei diritti del circus.
Parlando di lui non è assolutamente fuori luogo affidarsi alla pluriabusata frase “Si è fatto da sé”. Spinto da una passione innata «verso tutto quello che fa rumore e che va veloce», come ricorda uno dei suoi collaboratori all’inizio della carriera, il 55enne Domenicali è partito dal basso, dagli asfalti delle piste meno blasonate, e ha bruciato le tappe dimostrando in particolare due qualità su tutto: la capacità di ascolto ma anche il rigore e l’estrema fermezza nella gestione delle situazioni più delicate e nelle decisioni, mai perdendo quello stile e quell’eleganza dei modi e dei comportamenti che spesso lo hanno fatto sembrare un “british” anziché un emiliano cresciuto a poche centinaia di metri dal circuito “Enzo e Dino Ferrari” di Imola qual è realmente.
Pane e polvere di freni sfibrati. Per decenni sono state queste le colazioni preferite da Domenicali. Da ragazzino non perdeva una corsa in riva al Santerno. Da vero appassionato la sua preferenza andava quasi sempre alla Tosa, la curva che guarda i piloti in faccia, che misura chi stacca per ultimo e chi ha più pelo sullo stomaco. Il “cinno” (il giovincello nel dialetto emiliano) Stefano era già avanti, sapeva dove poteva nascere l’astro nascente e dove l’automobilismo avrebbe potuto disegnare un po’ del suo futuro.
Quel futuro che poi lo stesso Domenicali ha cominciato a costruire lui stesso. Non in Emilia, non a Imola (sua città natale) ma in Toscana, al Mugello. È infatti all’autodromo di Scarperia che si forma, si plasma e si sistema le rampe di lancio del decollo. È qui che prima diventa commissario sportivo della Csai (Commissione sportiva automobilistica italiana) e poi direttore di gara (uno dei più giovani d’Italia), beneficiando delle lezioni di quell’autentico maestro che fu Remo Cattini, bresciano di nascita e mugellano di tarda adozione, l’uomo che più di altri ha dato un’impronta decisiva al circuito fiorentino facendolo arrivare alla ribalta nazionale e internazionale. Commissario di gara, pilota, collaudatore, dirigente di scuderie automobilistiche, direttore di competizioni e di circuito di auto e moto, Cattini è stato per decenni il Mugello e da lui Domenicali ha assimilato gli insegnamenti migliori. Nel frattempo, era arrivata la Ferrari, che acquistò l’autodromo con un ambizioso piano di sviluppo e di investimenti (non solo limitato alle prove per le proprie vetture, ma in grado di rilanciare l’autodromo come appetibile location per appuntamenti motoristici di grande richiamo). Tra il Cavallino e Domenicali fu amore a prima vista. L’intesa fu immediata: l’imolese Stefano divenne ben presto un dirigente di punta della Casa di Maranello e in pochi anni consolidò il “Mugello Circuit” ai vertici mondiali del motorsport, facendolo diventare un modello per la sicurezza di piloti e spettatori. Furono gli anni in cui la pista toscana si ritagliò un posto da protagonista nel Motomondiale, di cui è ormai una tappa imprescindibile del calendario.
Ben presto a Domenicali il Mugello cominciò a stargli stretto e la Ferrari lo scelse come timoniere del reparto di Formula uno. Alla presidenza del Cavallino c’era Luca Cordero di Montezemolo e arrivarono gli anni d’oro dei titoli mondiali con Michael Schumacher, grazie anche ad una squadra di assoluto rilievo di cui facevano parte Jean Todt come responsabile della Gestione Sportiva e Ross Brawn come direttore tecnico.
Già, Ross Brawn. È lui il responsabile tecnico di Liberty Media e con Domenicali nella veste di amministratore delegato va a formarsi di nuovo un’eccellente coppia che negli anni ha dato tanto allo sviluppo della Formula uno. Ampiamente giustificata, dunque, la grande attesa che c’è rispetto a questo tandem relativamente alle prossime stagioni, soprattutto in vista del 2022, quando è programmata l’introduzione dell’effetto suolo, con i piloti che potranno guidare in scia più facilmente senza il timore di perdere il controllo o di danneggiare motori e componentistica, aumentando il grado di spettacolo.
Per il momento Domenicali ha fatto trapelare pochissimo delle sue intenzioni, ma chi lo conosce è pronto a scommettere che il suo principale obiettivo sarà quello di concedere maggiore spazio alle abilità dei piloti rispetto alla tecnologia che nell'era moderna l'ha fatta da padrona. Se poi il 2022 dovesse coincidere con il rilancio della Ferrari sarà sicuramente il primo a gioirne. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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