Il dolore
Minozzi, no al Sei Nazioni «Due mesi in “bolla”? Mai»
Alessandro Cecioni
«Chi non ha testa abbia gambe», dice un vecchio adagio. Torna in mente davanti alla scelta dell’estremo azzurro Matteo Minozzi di rinunciare alla nazionale di rugby impegnata nel prossimo Sei Nazioni. «Sono stanco fisicamente e mentalmente, un po’ troppo per vivere due mesi in una bolla», dice in un post sui social. In forza al club londinese delle Wasps, Minozzi è un po’ che non viene schierato in Premiership. «Dopo la Autumn Nations Cup ho riflettuto a lungo sulle mie prestazioni e su quanto compagni, allenatori e tifosi italiani si aspettino da me – dice ancora - Ho voluto essere onesto con Franco e voglio esserlo con tutti gli appassionati italiani che credono in me e mi vogliono bene».
Smith ha fatto della preparazione atletica dei giocatori il suo credo, i carichi di lavoro sono stati importanti per tutte le sei settimane del lungo raduno di ottobre-dicembre. Non tutti hanno retto, soprattutto chi, come Minozzi, ai mondiali in Giappone si giocava ai piazzati (e vinceva) la possibilità di essere esentato da una seduta in palestra. Davanti alla prospettiva di altre sei settimane così, senza un momento di svago (la bolla anticovid prevede solo spostamenti fra campo e albergo senza possibilità di incontrare nessuno esterno), ha rotto qualcosa nella testa del ragazzo prodigio del rugby italiano, l’unico nella storia recente capace di fare 10 mete in 20 gare, 4 in 5 presenze nel suo primo Sei Nazioni. La nazionale non è una cosa a cui si rinuncia a meno di non essere a fine carriera. E anche lì c’è chi farebbe carte false per essere di nuovo in campo, chiedere a Sergio Parisse, 142 volte azzurro, che sta vivendo una seconda giovinezza a Tolone. Oppure a Leonardo Ghiraldini. «Ogni convocazione con la nazionale l’ho considerata un’occasione unica e speciale», ha detto domenica annunciando, a 36 anni e 107 cap, l’addio alla carriera internazionale. Franco Smith prosegue sulla strada del rinnovamento e del ringiovanimento della nazionale. Per la prima partita del Sei Nazioni con la Francia all’Olimpico il 6 febbraio (le altre sono in forse causa covid) nella lista dei 32 ci sono quattro esordienti (Rimpelli, Manfredi, Favretto e Brex) che diventano sei con gli invitati Biondelli e Menoncello. Intanto Marzio Innocenti, livornese naturalizzato padovano, 63 anni, medico a Vicenza, capitano degli azzurri nella prima Coppa del mondo (1987) e soprattutto nella prima partita nella storia della rassegna iridata (70-6 con gli All Blacks), è fra i candidati in corsa per la presidenza della Federugby, elezioni a metà marzo a Roma. Innocenti ci prova per la terza volta. Fra gli avversari un altro livornese l’avvocato Nino Saccà, 69 anni, attuale vicepresidente della Federugby. Infine Marco Bortolami, 41 anni, ex seconda linea e capitano della nazionale, 112 cap, è il nuovo capo allenatore della franchigia Benetton Treviso. —
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