Sicurezza
Volandri, dai campi di Villa Lloyd alla guida del team di Coppa Davis
L’ex numero 25 del mondo subentra a Corrado Barazzutti. Le prime parole: «Un onore e una responsabilità incredibili»
Filippo Volandri prende il testimone da Corrado Barazzutti e diventa capitano di Coppa Davis. Emozione e orgoglio allo stesso tempo per il livornese ex n° 25 del mondo, già Direttore tecnico nazionale dal 2018, e che ha iniziato a giocare sui campi di Villa Lloyd con la sorella Veronica, la zia Susanna Paoletti e il maestro Piero Cocchella. Tra l’altro prima di Barazzutti a sedere sulla panchina azzurra c’è stato un altro toscano come Paolo Bertolucci.
«È un onore e una responsabilità incredibile dopo aver già preso in mano negli ultimi anni il settore tecnico arrivare a questo risultato – spiega Filo Volandri – Sono molto contento ed emozionato, c’è tanto lavoro da fare. Un grande ringraziamento va a Corrado Barazzutti per il lavoro straordinario fatto in questi 20 anni. Lui è stato il capitano che mi ha fatto esordire in Coppa Davis».
Il sogno di un bambino è arrivare a giocare in Coppa Davis? Fare il capitano è ancora qualcosa in più. «Quando un bambino inizia a giocare a tennis, ha sempre un sogno nel cassetto. Io più che uno Slam avevo nel cuore gli Internazionali d’Italia e ovviamente la maglia azzurra. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente pulito e in sicurezza e la passione e la voglia di giocare era il mio stimolo per cercare un campo per giocare. Ho avuto la fortuna di indossarla per tanti anni, ma non pensavo addirittura di arrivare a diventarne il capitano. Ciò mi rende molto orgoglioso perché vuol dire che in questi quattro anni di dirigenza tecnica abbiamo dimostrato che il lavoro è stato quello giusto e ringrazio la Federazione per avermi dato questa grande opportunità». Una vita dedicata al tennis, quella di Filippo Volandri, dai primi passi al Tennis club Livorno fino alla panchina azzurra. «Sono cresciuto sui campi e il pensiero va proprio ai bambini che iniziano con il sogno di vestire la maglia azzurra. Io vengo proprio da quel mondo, dal settore giovanile, e voglio far sì che non sia solo un sogno, ma che possa diventare realtà – continua Filo – Ovviamente non sono solo, ho un gruppo che mi sta accompagnando da quattro anni nel settore tecnico ed è lo stesso team che sarà a disposizione della squadra di Coppa Davis. In uno sport individuale per me è importante trasmettere un senso di appartenenza, e la Coppa Davis è il modo migliore».
La maglia azzurra, una seconda pelle per il 39enne di Livorno. Il debutto a 19 anni in Finlandia, poi l’impresa, neanche a dirlo al Foro Italico, contro Goran Ivanisevic in un’indimenticabile Italia-Croazia. Emozioni impossibili da rimuovere. «Era una sensazione incredibile Dopo la Coppa Davis ci sentivamo svuotati, perché era per noi a livello emotivo e di responsabilità una settimana che valeva come quattro settimane di circuito. Averne fatto parte per così tanti anni penso possa aiutarmi a gestire la squadra – continua Volandri che di esperienza, anche col borsone dell’Italia, ne ha messa da parte a chili – In Davis la classifica conta relativamente. Ricordo la sfida nel 2004 al mio circolo al Tc Livorno contro la Polonia e grazie anche al pubblico riuscimmo a vincere e a salire in serie B. Conta molto l’adattabilità dei giocatori alle varie superfici. Oggi il tennis è cambiato tanto. Non ci sono più gli specialisti come all’epoca, adesso i giocatori sanno esprimersi su tutte le superfici. Anche il format è molto diverso, i giocatori non vengono impegnati tutto l’anno. Si gioca molto meno in nazionale, con partite non più al meglio dei cinque set. Per questo abbiamo bisogno di strumenti nuovi e all’avanguardia per gestire questa nuova situazione».
A Tirrenia, dove si sente a casa, si è fatto le ossa e ha creduto nel progetto di sinergia tra coach e Federazione. «Peccato che Tirrenia sia in provincia di Pisa ... scherzo – continua Volandri – sono convinto che bisogna portare avanti un lavoro di gruppo, con il team e con gli allenatori che gestiscono i giocatori tutto l’anno. Credo debbano essere una parte di una squadra ancor più allargata. È vero, c’è pressione ma è anche vero che è divisa tra tanti giocatori. Berrettini, per esempio, pur essendo il numero 10 al mondo, non ha tutti i riflettori puntati addosso, perché alle sue spalle ci sono tanti giovani altrettanto forti che stanno venendo fuori. Credo sia un bene per tutti».—
© RIPRODUZIONE RISERVATA
[[atex:gelocal:il-tirreno:sport:1.39814471:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/sport/2021/01/24/news/insalatiera-livornese-sara-volandri-il-capitano-azzurro-in-coppa-davis-1.39814471]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
