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IL RICORDO 

Com’era bello l’angloitaliano

PIETRO MATTONAI
Com’era bello l’angloitaliano

Dallo Swindon a Livorno-Pontedera Un torneo fascinoso finito troppo presto

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PIETRO MATTONAI

Mischiare l’animo british dei sudditi di Sua Maestà con lo spirito latino è operazione non chimica, ma antropologica. E rischia di provocare esplosioni. Anzi, implosioni. La Brexit è la più eclatante. Eppure, prima ancora del referendum del 2016, inglesi e italiani diedero vita a uno dei più incredibili e bizzarri tornei della storia del calcio europeo: la Coppa anglo-italiana. Il torneo, nato dall’idea di Gigi Peronace – calciatore, dirigente sportivo e pioniere del ruolo del procuratore sportivo – aveva l’obiettivo di portare il calcio internazionale nel locale, laddove l’Europa neppure si sognava. Come a Pontedera.

MIGHTY VESUVIO. La Coppa anglo-italiana è nata da un senso d’ingiustizia. Nel 1969, lo Swindon Town, ora come allora club della terza serie inglese, sconfisse l’Arsenal nella finale della Coppa di lega. Come vincitore, lo Swindon Town avrebbe dovuto partecipare alla Coppa delle Fiere. Ma un oscuro regolamento vietò alla squadra capitanata da Stan Harland di partecipare: la vetrina europea non poteva accogliere una squadretta di terza categoria. Peronace, che bazzicava il calcio inglese, colse la palla al balzo: lo Swindon avrebbe avuto il suo palcoscenico continentale nella Coppa anglo-italiana.

Così, nel 1970, “all’ombra del potente Vesuvio”, come scrissero i giornali inglesi, i biancorossi si ritrovarono a disputare una finale europea contro il Napoli di Altafini e Ottavio Bianchi. Il trofeo andò agli inglesi.

TOSCANA INGLESE. A singhiozzo, la Coppa anglo-italiano andò avanti. Nel 1974, causa campionati del mondo in Germania, il torneo non si svolse.

Alla ripresa, due anni dopo, venne dedicato alle squadre semiprofessionistiche, comprese alcune toscane. Nel 1976 fu la volta della Pistoiese – anche qui, contro l’Enfield, la gara finì in rissa – nel 1978 toccò all’Arezzo e l’anno successivo al Pisa. Ma fu solo nel 1985 che la coppa entrò nelle bacheche del Granducato. Ai nastri di partenza, soltanto quattro squadre, due inglesi e due toscane. A Bognor Regis Town e Road Sea Southampton si opponevano Livorno e Pontedera. Amaranto e granata la spuntarono in semifinale, per ritrovarsi poi il 1° maggio 1985, allo stadio “Armando Picchi” a contendersi il trofeo. Al triplice fischio, fu il Pontedera di mister Giorgio Canali ad esultare: il gol di Ilari non bastò ai locali, che si arrese alle reti di Ciardelli e Brandolini. La Coppa anglo-italiana, così, arrivò fino a Pontedera.

CALCIO AI CONFINI. L’ultima edizione del torneo si svolse nel 1996. Dopodiché, la Coppa anglo-italiana scomparve dai calendari sempre più fitti e sempre più occupati dal calcio “che conta”. Forse, l’incompatibilità (calcistica) di inglesi e italiani era già lì. —



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