Il Tirreno

Sport

Le basi solide del calcio liquido Una sola punta, tanti incursori

ENZO BUCCHIONI
Le basi solide del calcio liquido Una sola punta, tanti incursori

L’analisi: Pirlo non sconfessa il suo credo, però lo adegua Ma i problemi non sono risolti, colpa di scelte imperfette 

3 MINUTI DI LETTURA





ENZO BUCCHIONI

Se vogliamo dirla alla Catalano, la Supercoppa è sempre meglio vincerla che non vincerla, e su questo siamo tutti d’accordo. Almeno credo. Il tema vero, invece, era e resta sempre lo stesso: a che punto siamo con la Juventus di Pirlo? Nelle ultime ore ho letto e ascoltato cose che voi umani... Ma come non credevo prima che, dopo la brutale sconfitta con l’Inter, la Juve fosse il Borgorosso e l’allenatore un Canà qualsiasi, oggi non penso che questa squadra abbia risolto tutti i suoi problemi. Non è andata a Lourdes la Juventus, semplicemente ha battuto il Napoli. Stop.

E da qui voglio cominciare, dalle cose positive viste l’altra sera. Pirlo ha capito che il suo “calcio liquido” deve avere basi più solide. Ripartire dalla ricerca dell’equilibrio, se non proprio dall’italico “primo non prenderle”, è un notevole passo avanti dopo le fragilità viste contro l’Inter e non solo. Ricordate la fascia sinistra affidata all’impalpabile Ramsey e al giovane Frabotta? Bene. In Supercoppa niente di tutto questo, Pirlo ha giocato addirittura con una sola punta (Ronaldo) togliendo Morata per un centrocampista in più, affidando la fase offensiva a giocatori come Kulusevski e Chiesa che sanno attaccare, ma anche difendere. Morale? Il Napoli non ha trovato spazi e la Juve ha scoperto nuove-vecchie certezze. S’è rivisto perfino il marchio di fabbrica: non mollare mai e provare a vincere sempre.

In certe partite di questa strana stagione, erano nati dubbi perfino sul carattere del gruppo, soprattutto dopo la sconfitta con la Fiorentina, ma la fame e la voglia ci sono ancora.

Dunque, la Juve è rinata? Può puntare decimo scudetto? Su questo sarei molto più cauto. La Supercoppa, in fondo, l’ha vinta ancora una volta un guizzo di Ronaldo e non viene certo da una grande prestazione di squadra. E qui siamo al dunque. Lasensazione che il cantiere sia ancora aperto è sempre forte e resta intatta. La squadra ha limiti e problemi che si porta dietro da un mercato e da una programmazione imperfetti.

Il pensiero oscilla sempre tra l’idea della fine di uno straordinario ciclo e l’inizio di una ricostruzione complessa.

Le scelte discutibili restano. Pirlo potrà anche diventare un genio, ma adesso è solo un allenatore con poca esperienza al quale è stato affidato un compito forse più grande di lui. Per di più con giocatori che faticano a essere da Juve, tipo Arthur o Ramsey, ma non solo loro.

Agnelli ripete che “per la Juventus gli anni di transizione non esistono”, ma questo gli assomiglia molto.

Vincere una straordinaria partita al Camp Nou e pareggiare con Crotone e Benevento sono «up and down» tipici di una stagione di passaggio. Il laboratorio Pirlo non ha ancora trovato la formula giusta, un assetto tattico che funzioni sempre, la personalità definita.

Come gioca la Juventus? E chi lo sa… Come giocano Inter, Milan, ma anche l’Atalanta, invece lo sappiamo benissimo: hanno solidità e certezze più alte. Qualcuno si allarga e dice anche che la Juve pirlesca faticherà a rimanere nelle prime quattro. Su questo ho forti dubbi, perché se è vero che i difetti e le difficoltà restano evidenti, avere in squadra campioni come Ronaldo o giocatori con la storia, il carattere e l’esperienza di Chiellini (è tornato!), poter contare su un Cuadrado che come Lazzaro scende dal letto del Covid e si trasforma nel migliore in campo… alla lunga tutto ciò che resta del mondo Juve, potrebbe portare a qualche inatteso colpo di coda. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca