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Juve, e arrivò la Cuadratura del cerchio

G.B.

Il colombiano, dopo il Covid, raggiunge gli altri in auto e cambia la squadra. Regista atipico, decentrato e unico

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La Cuadratura del cerchio. Proprio così. In uno sport di squadra, suona improprio legare i destini di una squadra a un solo uomo. Lo si fa con CR7, ma lui non deflette mai dalla sua missione: fare gol, sempre e comunque. L’elemento che sposta davvero, in questa squadra ancora ibrida, incompleta, inespressa, porta le treccine e veste il sorriso sudamericano di Juan Cuadrado. E’ lui ad aver trasformato la Juve, o almeno averla riportata dov’era prima della tempesta di San Siro. Il colombiano, nel sistema di Pirlo, non è soltanto un esterno a tutta fascia. E’ l’uomo che regala equilibrio a un centrocampo senza sale, dove abbondano i garretti ma manca l’interruttore che accende la luce, che detta i tempi, che ribalta l’azione, che mette paprika i una minestrina fatta di possesso palla orizzontale.

Cuadrado è un regista atipicissimo, laterale, confinato vicino alla riga di gesso del fallo laterale. Ma ha vfelocità, occhio, senso del ritmo. Ribalta l’azione con il dribblòing, entra dentro il campo per dialogare con le punte o guadagna il fondo per il cross,. e si sa quanto sia importante recapitare palle alte e tese con colpitori di vaglia come Ronaldo o Morata. La sua presenza attrae gli esterni avversari e regala spazi in più alla costruzione di Arthur e Bentancur. E poi, vuoi mettere un giocatore che, dopo il tampone negativo, si mette in macchina, arriva a Reggio Emilia e ti cambia una squadra. Unico. —

G.B.

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