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Marta piccola gigante, Lorenzo è il magnifico: il nostro pagellone

Andrea Rocchi
Marta piccola gigante, Lorenzo è il magnifico: il nostro pagellone

Bassino (sci) sul gradino più alto, Insigne fa a fette la Viola. Da 10 a 0 i voti al weekend sportivo

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Marta piega, scivola via, disegna traiettorie millimetriche sul bianco piano cartesiano di Kranjska Gora e con una seconda manche impeccabile si concede il bis in gigante e il poker su cinque gare. E impone distacchi abissali alle avversarie stordite. Straordinaria. Come lei solo Deborah Compagnoni, ma sono passati 23 anni. Lorenzo parte da sinistra , salta un difensore viola, si accentra, finta ancora l’uomo poi incrocia tagliando a fettine la retroguardia della Fiorentina. Un assist al bacio per Lozano, che ringrazia. Chapeau. Sono la copertina del Pagellone di oggi dove due gesti tecnici ed atletici nello sci come nel calcio fanno la differenza.

Applausi anche al laziale Lazzari, devastante nel derby. Da paura la retroguardia della Roma, a partire dagli esterni. Abulico l’attacco del Toro: ma il vero Verdi che fine ha fatto?

Marta Bassino (sciatrice azzura)
10 -
”Sono le nostre scelte personali ad indirizzarci nella vita: ognuno si crea la sua strada col passare dei giorni”.Questa frase, insieme ad altre due, campeggia sul sito personale diMartaBassino.Oggi che la25enne diCuneo ha centrato la sua quarta vittoria su cinque in gigante dominando a KranjskaGora le parole assumono un significato quasi profetico.Che ilmomento è magico nonci vuol molto a capirlo: due successi indue giornate di gare.Come lei aveva fatto solo una certa Compagnoni.Era il 1997

Manuel Lazzari (centrocampista lazio)
9 -
Il premio al miglior giocatore non protagonista va senza dubbio a lui. Non segna ma fa segnare e alla fine dei 90’ sarà l’uomo del derby. Praticamente immarcabile. I suoi affondi sono incontenibili. Spinazzola che solitamente è uno che spinge è costretto ad arretrare. Manuel è un urugano che fa a pezzi la difesa giallorossa, un martello che picchia a ripetizione. Fa male anche quando cambia fascia rovinando la giornata al malcapitato Ibanez.

Claudio Ranieri (allenatore sampdoria)
8 -
Si potrà dir tutto a Ranieri ma non di non saper leggere le partite. Può intestardirsi con un giocatore, può variare il modulo se non lo convince, ma i cambi difficilmente li sbaglia. Succede anche con l’Udinese. Quando va sotto, Claudio, pesca dal cilindro Torregrossa, l’ultimo arrivato ("sembra con noi da sempre", dirà il mister), e l’ex Brescia lo ripaga per la fiducia con un incornata che vale i tre punti. Col "cucchiaio" di Candreva dagli 11 metri è la scossa che serviva ai blucerchiati.

Lorenzo Insigne (attaccante napoli)
7 -
Dimenticatevi i Medici. Lorenzo il Magnifico è uno scugnizzo di Frattamaggiore che fa il bello e cattivo tempo affondando come una lama nel burro nella difesa viola, come in occasione del possesso infinito chiuso dall’assist al bacio per Lozano che vale il 2 a 0. E lo stesso Insigne a sbloccare e poi a chiudere dal dischetto. Mancio può stare sereno perché questo è l’attaccante pane e fantasia che lui aspetta per il 4-3-3 variabile con cui si veste la Nazionale azzurra.

Simy (attaccante crotone)
6 -
Glaciale, lui che viene dal cuore dell’Africa. Freddo e decisivo. Simeon Tochukwu Nwanko, detto Simy, non è uno che fa a cazzotti con la porta, Anzi. Ha fiuto, ha feeling. Altrimenti come si spiegherebbero quei 20 centri la scorsa stagione che gli hanno valso la leadership tra i cannonieri della serie B. Col Benevento fa tutto lui (e Cordaz, perché il portiere si supera in più di un’occasione). Prima fa paura a Glick, poi mette a segno gli altri due gol della tripletta. Le Streghe son servite. Questo Simy farebbe comodo a tanti.

Pippo Inzaghi (allenatore benevento)
5 -
Si è inceppato qualcosa nei meccanismi del Benevento? Sembrano già lontani i tempi di quando i sanniti facevano paura anche alle grandi. Pippo che esce batocchiato dalla trasferta di Crotone si lamenta perché i suoi hanno fatto "17 tiri contro 3 dei padroni di casa" e perché "in attacco si è sprecato troppo". Però stavolta Inzaghi non può accampare scuse. Se perdi quella lucidità che hai avuto fino a poche settimane fa anche le squadre più modeste, assetate di punti, ti fanno la festa. Serve lavorare sull’aspetto psicologico.

Simone Verdi (Attaccante toro)
4 -
Tra i granata è l’uomo che ha più tecnica, che abbina estro a inventiva e da lui ci si aspetta sempre l’invenzione quando la fantasia offensiva latita. Eppure ieri con lo Spezia l’attaccante fa una mezza figuretta. Tocca pochissimi palloni nel primo tempo, e quelli che gioca li perde banalmente. Non fa meglio neppure quando Gianpaolo lo arretra di qualche metro, un cambio di posizione finalizzato a servire più palloni giocabili per Belotti e Zaza. Doveva essere il prosecchino per l’attacco granata, non è neanche una gazzosa.

Cesare Prandelli (allenatore fiorentina)
3 -
Fa acqua in tutti i reparti sebbene Igor e Pezzella siano stati inguardabili. Ma prenderne sei senza neppure essere stati così tanto dominati proprio non ci sta. Cesare s’interroghi. Retroceda da alcuni suoi dogmi. Per esempio Amrabat, che pure si salva nel marasma viola, non può essere il direttore d’orchestra del centrocampo. E poi Castrovilli, quando è impiegato come difensore aggiunto, fa grande fatica, peraltro ultimo argine. Davanti apatia totale e Ribery non è l’amuleto a cui far sempre affidamento quando mancano idee. Prandelli s’interroghi.

Luca Gotti (allenatore udinese)
2 -
Dicono nei corridoi del Friuli che avesse già la valigia pronta. Alla fine Gotti resta sulla panchina dell’Udinese ma è una fiducia a tempo. Dopo sette partite consecutive senza una vittoria, (una paurosa inversione di marcia dopo l’autunno magico chiuso con i primi rigori di dicembre) il ko con la Samp segna un altro passo indietro. La società bianconera ha deciso il ritiro della squadra in vista dei prossimi due impegni mercoledì con l’Atalanta e poi con l’Inter. Coi blucerchiati a Gotti si contesta soprattutto di non aver saputo gestire il vantaggio di De Paul.

Roger Ibanez (difensore Roma)
1 -
Si chiama come una chitarra, ma stavolta è una chitarra scordata. Il brasiliano stecca (o stona) per tutti i 90. Anche se l’inizio è da incubo. In versione Cesar Gomez, prima il suo scivolone consente ad Immobile di segnare la più elementare delle reti. Poi paga dazio ad un Lazzari scatenato che sulla fascia fa vedere i sorci verdi agli esterni. Male, anzi malissimo anche se il compare Smalling non fa granché meglio in una giornata disastrosa, la Caporetto della difesa giallorossa. Leggermente migliore l’approccio nella ripresa, a frittata già fatta e servita.

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