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Quelli che gli 11 metri li guardano alla rovescia

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Portieri rigoristi: Milinkovic-Savic del Torino ultimo erede di una categoria di “matti” 

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Marco Giampaolo non ha avuto dubbi. Nella ghiacciaia di San Siro, dopo 120’ di fatica e freddo, ha puntato il dito contro di lui. «Il quinto rigorista sei tu». Vaja Milinkovic Savic, 23 anni, portiere del Torino e fratello minore del laziale Sergej, non ha fatto una piega. Lui è abituato a giocare con i piedi, ama battere le punizioni e i tiri dal dischetto. E, aiutato dalla mole da ala del basket (2.02 per un centinaio di chili), quando si è presentato davanti al milanista Tatarusanu lo ha incenerito con un missile dritto per dritto, degno del miglior Paolino Pulici, tanto per restare nell’universo granata. La prodezza del portiere-goleador purtroppo per il Toro non ha evitato l’eliminazione, ma la piccola grande gioia per Vanja resta.

E’ il primo gol ufficiale di un portiere (ci aveva provato anche Gigio Donnarumma in Europa League contro il Rio Ave, ma il risultato era stato da dimenticare) a 44 anni di distanza dall’ultima volta: fu Rigamonti, baffuto estremo difensore del Como, ad esultare, era il 1975.

Ma torniamo al colosso serbo del Toro. Un talento tra i pali, tanto che il Manchester United voleva prenderlo, ma l’accordo sfumò per problemi legati al permesso di lavoro. A quel punto, dopo un’esperienza lampo a Danzica, in Polonia, Vanja arrivò a Torino, dove trovò un modello mica da ridere: Sinisa Mihajlovic, a quei tempo sulla panchina granata. Uno che sui calci piazzati ci ha edificato una leggenda e che apprezzava il calcio, potente e pulito, del portierone. E proprio in una partita di Coppa Italia, dev’essere un destino, contro il Carpi, Milinkovic venne incaricato di un calcio di punizione dal limite, un missile di destro che si infranse sulla traversa.

Può vantarsi comunque si essere il terzo portiere nella lunga storia del calcio italiano ad andare a segno su calcio di rigore. Il pioniere fu Lucidio Sentimenti, per gli amici Cochi, portiere della Juve così bravo nelle “uscite di piede”da essere spesso incaricato della tgrasformazione dei rigori: nel 1942 realizzò quello del pareggio contro l’Atalanta, poi ne sbagliò uno contro il Milan e ne trasformò altri tre con la Lazio. L’ultimo al fratello Arnaldo, che giocava nel Modena.

Con un balzo, eccoci negli anni Settanta, il calcio dei giocatori con capelli lunghi, baffi a manubrio e calzettoni spesso arrotolati. Antonio Rigamonti, classe 1949, era un buonissimo portiere di categgoria, non apparteneva al Gotha dei fuoriclasse del ruolo ma se la cavava egregiamente, fisico e colpo d’occhio.

Dopo una promozione con l’Atalanta perde il posto a causa di un guaio fisico, ricomincia dalla serie C a Cremona e poi passa il treno giusto: il Como e soprattutto Pippo Marchioro, un allenatore che stravede per lui. Il 10 marzo 1974, narra la leggenda, il Como stava perdendo 2-0 contro il Novara quando l’allenatore, che ne aveva apprezzato le doti di calcio in allenamento, lo designa come rigorista tra la sorpresa generale. Tiro, gol, titoloni sui giornali. Poi rtoccò ai colleghi del Parma e del Perugia: tre gol in tutto e l’onore di entrare anche nella classifica dei cannonieri. Il Como fu promosso in A e Rigamonti continuò a segnare i rigori: altri tre nella massima serie contro Verona, Bologna e addirittura a San Siro contro il Milan. Quella volta, a subire lo scherzetto, fu un certo Ricky Albertosi. Mica poco.. —

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