La manifestazione
Sei Nazioni a rischio: si pensa a una “bolla” in una sede unica
Sono i rugbysti degli antipodi. Nati nell’altro emisfero, emigrati in Europa per guadagnare qualcosa con la palla ovale, i più fortunati (e più bravi) approdano in Francia e Gran Bretagna (Inghilterra soprattutto), e sono tantissimi. Gli altri si fermano in Italia. E dopo tre anni filati con squadre italiane diventano “eleggibili” per la nazionale. Sono gli azzurri venuti da lontano. Gli ultimi che si affacciano sono Juan Ignacio Brex, argentino con cittadinanza italiana, 28 anni, centro della Benetton, e Epalhame Faiva, tallonatore sempre della Benetton, 183 cm per 108 chili. Nato a Auckland è stato anche All Blacks Under 20 nel 2013. Per ora è “invitato” nel raduno che si tiene a Treviso oggi (con bis mercoledì prossimo), “invitato” perché ancora i tre anni pieni di appartenenza alla Benetton non sono scattati. Ma è chiaro che prima o poi, potrebbe vestire la maglia azzurra anche se davanti ha la sua riserva nella Benetton, il livornese Gianmarco Lucchesi, e Luca Bigi, capitano azzurro, delle Zebre. Ma quanto possono incidere gli stranieri per la nazionale? A ben vedere è cosa assai rara, per noi uno solo ha fatto davvero la differenza: Diego Dominguez, numero 10 straordinario, il giocatore che ha segnato più punti nella storia della nazionale italiana, 983. Strana storia la sua, aveva giocato due test con i Pumas nel 1989, trasferendosi in Europa era stato squalificato sul piano internazionale dalla Federazione argentina. Ma la mamma di Diego era italiana e quindi poteva rappresentare l’Italia e così fece. Oggi, forse, nel rugby professionistico, non accadrebbe. L’ultimo equiparato dell’emisfero sud arrivato in nazionale è stato Monty Ioane, australiano di origini samoane, che ha fatto il suo esordio il 5 dicembre scorso nell’ultimo incontro della Autumn Nations Cup. Mentre l’altro neozelandese azzurro, Jayden Hayward, estremo della Benetton, è uscito dal giro della nazionale durante i recuperi del Sei Nazioni per certe sue scelte difensive non gradite al ct Franco Smith. All’orizzonte si presentano altri due buoni giocatori equiparabili, uno per eleggibilità, Irné Herbst, sudafricano, Benetton Treviso, e l’altro per ascendenza, Paolo Odogwu, ala delle Wasp, il cui babbo è per metà italiano. Questo vuol dire che l’Italia per sperare di essere forte deve attingere agli stranieri? Le scelte del ct Franco Smith nell’ultimo anno sembrano andare in una direzione opposta. Hanno esordito in azzurro dieci giovani provenienti dai vivai azzurri, Under 20 in primis. Fra questi i livornesi Mori e Lucchesi e il fiorentino Cannone. Solo Galthié con la Francia ha fatto altrettanto, gli altri ct del Sei Nazioni prediligono da tempo l’uso di giocatori nati altrove. La Scozia, per dire, che nell’ultimo Sei Nazioni ne ha schierati 16, il Galles 11 e l’Irlanda 7, Francia e Inghilterra 4.
Hame Faiva forse riuscirà a far ricredere sui neozelandesi immigrati in Italia. L’unico che ha fatto bene al rugby italiano è stato Paul Griffen, classe 1975, mediano di mischia azzurro per 42 volte fra il 2004 e il 2009. Poi è stato nello staff dell’Under 17 e ora nel centro di formazione Under 18 di Milano, ed è uno dei talent scout di mediani. E’ un volto televisivo su DMax, grandi basette, accento inglese marcato, sempre in bermuda e infradito anche in inverno. Il resto della pattuglia neozelandese approdata negli ultimi 20 anni in nazionale non ha lasciato un gran segno. Rima Wakarua e Kelly Haimona erano stati indicati come il futuro per il ruolo di apertura ma per entrambi, fra infortuni e incomprensioni, si è trattato di grandi delusioni. Così come deludenti sono stati i fijani Manoa Vosavai e Samuela Vunisa. Le cose vanno decisamente meglio se l’emisfero sud parla spagnolo. Oltre a Dominguez erano nati in Argentina Sergio Parisse, recordman di presenze in azzurro (143) e Martin Castrogiovanni. E grande potenza hanno dato al pack azzurro i sudafricani, sia oggi, che ieri. Oggi Steyn (che però si è infortunato e vede a rischio la sua presenza nel Sei Nazioni) Negri da Oleggio, italiano di padre, e Meyer, ieri Galdenhuys e Dal Fava, e l’altro ieri i gemelli diversi Massimo e Marcello Cuttitta. —
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