Lutto
Tanti auguri coach Peterson un personaggio fenomenale
L’ex allenatore di Bologna e Milano ha compiuto 85 anni: ha vinto 5 scudetti. Arrivò in Italia nel 1973 dal Cile e con il suo linguaggio ha cambiato il basket
Nel basket italiano ed europeo ha vinto moltissimo con Bologna, sponda Virtus, e Milano: cinque scudetti, tre coppe Italia, una coppa Campioni e una Korac. Tanto che nel 2012 è entrato di diritto nella "Hall of Fame" della pallacanestro tricolore, al fianco di Cesare Rubuni e Dino Meneghin, per fare due nomi.
Ma per capire la grandezza di coach Dan Peterson è necessario guardare i canestri che ha realizzato fuori dal parquet partendo dalla panchina. Sì perché questo signore nato a Evanston, nell’Illinois, e che sabato scorso ha spento 85 candeline, sta alla pallacanestro più di Julio Velasco al volley, praticamente come Chiara Ferragni sta a Instagram. Infatti ha completamente rivoluzionato il linguaggio del basket, la comunicazione nello sport in generale e la percezione del ruolo dell’allenatore. Ma si è spinto oltre diventando un personaggio trasversale: attore, insegnante, guru. Tanto che perfino Silvio Berlusconi lo voleva portare sulla panchina del Milan. «Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente», rispose lui declinando l’invito.
Ma soprattutto con lui il basket è entrato nelle case di tutti gli italiani passando dalla porta principale. A cominciare dal 1973 quando l’avvocato Porelli, allora presidente della Virtus lo portò a Bologna dal Cile dove allenava la nazionale lasciando il Sud America poco prima del golpe militare di Pinochet e alimentando la chiacchiera che fosse un agente della Cia. «Dicono da anni che all’epoca in cui ero in Cile ero agente della Cia. Questo - ha spiegato al Corriere - perché sono andato via dal Paese dodici giorni prima del golpe. Dico la verità: c’erano avvisaglie, ma dentro di me dicevo: "Non può capitare". Poi sono andato via e invece è successo. L’agente Cia poi l’ho fatto per gioco ne "l’Ispettore Coliandro". Mi chiamavo Ispettore Brady o Grady».
Poi arrivarono i successi in Italia. E la popolarità. Non è un caso, dunque, che all’apice della sua carriera - siamo all’inizio degli anni Ottanta - la Lipton lo scelse come testimonial di una serie di spot pubblicitari per promuovere il tè, diventati oggetto di culto. Coach Peterson, in uno di questi è a bordo piscina e prepara il tè freddo: «Ciao amici, sapete cosa beviamo noi a Chattanooga Tennessee?». E poi la frase finale rimasta nella storia: «Lipton ice-tea, fenomenale».
Di quello spot c’era anche la versione invernale con un’intera squadra che si ferma in autogrill e che terminava: «Per me numero uno».
Nel 1987, dopo tre scudetti consecutivi con Milano decise di smettere di allenare diventando il migliore e più apprezzato divulgatore di basket come commentatore tv. Al microfono ha fatto conoscere all’Italia il campionato Nba e quello a lui più caro del College. Accanto a lui sono cresciuti generazioni di telecronisti: il compianto Franco Lauro e Flavio Tranquillo. Le sue frasi sono entrate nell’Accademia della crusca dei canestri. Una su tutte, per tutte: «Mamma butta la pasta», per dire che la partita non aveva più niente da dire. Su Dan Peterson, invece, c’è solo una cosa da fare: dirgli grazie e auguragli tanti auguri. Perché per noi è stato fenomenale.
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